Le segnalazioni degli ascoltatori di RCdC

Via sms

Piste ciclabili, ci sarebbe da scrivere un saggio sulla logica demenziale di chi le ha progettate.parlando del centro, in generale mancano i sensi di marcia,eccetto casi rarissimi, e nn sono quasi segnalate. poche sono protette e la maggior parte ha le strisce consumate.risultato:quando va bene pedoni e automobilisti ti insultano e son convinti che i ciclisti son pirati della strada e vanno contromano(!),quando va male rischi brutti incidenti e frontale con altre bici e macchine. ma la cosa +pericolosa di tutte è che le ciclabili in centro sono a spezzoni, finiscono di botto in mezzo a incroci pericolosi (vedi pratello-Ugo bassi),contro portici o nel nulla e se nn stai attenta ti trovi all’improvviso in mezzo alla strada con bus e auto.Inoltre le piste son strette e spesso piene di ostacoli,tipo pali (come in via zamboni),che bisogna fermarsi di continuo x nn schiantarsi. Ma avete presente strada maggiore?chi è il pazzo che ha progettato quella trappola? Silvia

Per concludere con una proposta:assessori alla mobilità, progettisti e tecnici di comune e provincia,cioè gli ideatori e i realizzatori delle ciclabili bolognesi, si prendono una settimana di lavoro e vanno in giro x tutte le piste che hanno creato.Nelle ore di punta,di giorno e di notte testano di persona le assurdità che hanno creato.se qualcuno sopravvive dovrà pianificare una bella ristrutturazione delle piste ciclabili.Ma prima gli paghiamo un bel giro sulle ciclabili del nord europa,così impara x bene come si fanno.Silvia

Non credo str maggiore sia indicata come ciclabile; sono dissuasori per impedire la sosta sul lato destro. Verifichero’ al prox passaggio

Quali piste ciclabili?quelle che ti fanno passare in mezzo alle machine o quelle che ti fanno passare in mezzo ai pedoni?ciao gabriel

Inoltre le piste ciclabili bisogna finirle: quella di san donato si é fermata davanti alla caserma. Andrea

Un primo passo sarebbe puntare decisamente sul limite dei 30 km ora, non solo in centro. Paolo

Grazie x avere affrontato questo argomento! Anch’io vivo in S donato e giro a Bologna quasi esclusivamente in bici e condivido il disagio già rappresentato, ma il problema è soprattutto culturale. Fino a quando appena si sale su un’automobile si è convinti di essere i padroni della strada, non se ne esce.

Provate a pensare quando si circola su strade dove la ciclabile, qualunque sia lo stato, non c’è… Molte persone che conosco non vanno in bici per paura. A volte penso che i ciclisti dovrebbero girare con un cartello con su scritto: non sono un bersaglio! maria grazia

Segnalo una pista che non c’e’ e dovrebbe intelligentemente essere realizzata: il percorso da borgo panigale verso il centro da via marco emilio lepido, via emilia ponente, via saffi, almeno fino a porta san felice: una strada larga che si presterebbe alla creazione di un percorso in gran parte dedicato che consentirebbe ad un numero rilevante di utenti. Sergio Caserta

via mail
A Bologna tra ideazione di una pista ciclabile e realizzazione passano
circa 10 anni, e ci sono in giro dei mozziconi di pista interrotti che
non vengono finiti
luigi

nel pratello capita spesso di dover discutere con ciclisti che sfrecciano sui cordoli senza rispettare i pedoni. via del pratello è area pedonale con transito consentito alle biciclette nei due sensi di marcia ma sempre nel rispetto dell’area pedonale. le automobili possono transitare a passo d’uomo e, in teoria, i motorini dovrebbero transitare a motore spento. forse un pò di educazione stradale da parte dei vigili potrebbe aiutare.
Paola

Concordata fra Quartiere e l’allora Amministrazione Cofferati, la pista che dovrebbe collegare il Quartiere S. Stefano al centro attende ancora  di essere completata da anni; intanto i tratti esistenti versano in condizioni pietose: segnaletica scomparsa, ostacoli di ogni genere,  compresi impalcature di cantieri. L’Assessore Colombo vuole realizzare
una pista sui Viali invece di dare la priorità al collegamenti radiali che permettano di andare nel centro che vuole chiudere al traffico veicolare.

Un altro tema: l’Assessore Zamboni promise alla Consulta della bici che avrebbe fatto pulire dalla neve le piste: invece nella nevicata dell’anno scorso tutta l’attenzione del Comune é stata dedicata alle strade: gli spazzaneve hanno accumulato la neve su marciapiedi e piste.
Quest’anno sarà ancora questa la linea del Comune?
Rodolfo Lewanski, ciclista dal referendum del 1984

Premesso che sono favorevole alle piste ciclabili, non capisco pero la tendenza a farle ovunque e comunque anche se la prevista ed auspicabile utilità si fa fatica a vedere, ad esempio io abito in zona Navile, ed in via della Beverara, e’ stata realizzata una pista ciclabile, molto ben fatta, in sicurezza con divisorio sia a terra che con paletti che la dividono dalla parte carrabile, ma ha, a mio e non solo mio alcuni difetti; il primo e’ che la lunghezza e’ irrisoria circa 200 metri, parte dal nulla, ovvero la strada ad un certo punto si divide ed inizia la ciclabile, per fare questo si e’ creato un senso unico che parte prima della ciclabile stessa, lungo circa 500 metri, che come unico risultato ha causato un aumento di traffico su via Marco Polo, che già prima era una strada a grande scorrimento, con l’ovvio innalzamento dell’inquinamento, un altro motivo di perplessità e’ che non si capisce l’utilità visto che finisce su via Gagarin, dove non esiste nessun colle
gamento, almeno per ora, con un qualche cosa che serva a chi va in bicicletta. Se si deve fare una pista ciclabile, deve avere un senso, deve avere una utilità per la comunità, non serve farle comunque e dovunque solo perché esistono fondi europei destinati allo scopo, serve una progettazione più complessiva su tutto il piano cittadino, non farle a macchia di leopardo.
Riccardo

Ci sono poi un paio di problemi generali che considero abbastanza importanti:
– Lo stato penoso dei fondi stradali del centro (mi limito a questi perché sono quelli che percorro più spesso) sono un pericolo costante per ogni ciclista. Specialmente dove sono presenti quei grossi lastroni (nella T, ad esempio, o in Strada Maggiore), ovunque sollevati o infossati, che trasformano in ciclocross quello che dovrebbe essere un normale giro in bici.
(un problema collaterale sono le vibrazioni tremende che producono questi fondi stradali al passaggio dei bus elefantiaci, proprio nelle zone con gli edifici storici più delicati; per dire, ci sono un’infinità di asfalti anche esteticamente validi in giro per l’Europa, ma qui sembra che non li conoscano)
Problemi comportamentali: i pedoni spesso ignorano la presenza di una ciclabile, anche quando è ben segnalata, e la invadono tranquillamente pur avendo altri spazi a disposizione.
Molti autisti di autobus (oltre a molti autisti indisciplinati, ovviamente) hanno guide al limite del criminale, sfiorando i ciclisti a velocità folli anche solo per precederli di pochi metri a una fermata.
Queste sono purtroppo questioni di mentalità difficilissime da contrastare e modificare, mancando in questo Paese piuttosto sfortunato (diciamo così) una cultura generalizzata del rispetto reciproco e del buon senso.
Naturalmente non mancano ciclisti dal comportamento pericoloso e irresponsabile, è ovvio.
In generale, comunque, mi pare che questa città non ami affatto la bicicletta, anche se qualche passo avanti negli ultimi anni è stato fatto.
Un saluto cordiale,
Davide Ravaioli

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