Adesso cadono le bombe. Ma poi?

“E’ una spedizione a guida anglo-francese  volta all’occupazione delle risorse della Libia da cui i due stati erano tenuti in gran parte fuori e che ha significato sfilare il paese all’Italia che aveva la posizione privilegiata rispetto alla Libia” Il professor Karin Mezran insegna all’università Jhons Hopkins di Bologna ed è il direttore del centro studi americani a Roma. Nella doppia veste di cittadino italiano e libico ragiona su quello che sta accadendo nel suo paese d’origine e spiega come il suo paese d’adozione si sia comportato nel peggiore dei modi possibili: “L’Italia ha dimostrato l’ennesima incompentenza della nostra classe politica che ha avuto come risultato la perdita di una posizione di privilegio in un paese importante come la Libia che era l’unico paese su cui esercitare una pressione”. Le bombe che stanno cadendo in questi giorni sono solo l’antipasto secondo Mezran che crede che sia molto alto il rischio di invasione di terra perché se il colonnello Gheffafi non verrà eliminato con gli attacchi aerei “allora cosa si fa?”.

Ascolta Mezran karim mezran

La risoluzione dell’Onu 1973 è un documento “molto chiaro” secondo il prof. Antonio Papisca che insegna diritti umani all’università di Padova. Ma è un documento che istituisce anche una cabina di regia con a capo il segretario generale dell’Onu e quello della Lega Araba, quest’ultima si è dimostrata molto critica verso le modalità che ha assunto l’intervento.

Il movimento pacifista in questo momento non parla ad una voce sola segno che questa situazione è inedita rispetto ad altre guerre che hanno visto una reazione immediata nelle piazze italiane. Oggi, 22 marzo, ci sarà un presidio a Milano al quale ha aderito anche Emergency, una delle realtà che si è schierata con nettezza contro l’intervento. Serve al più presto un “corridoio umanitario” ci ha detto Cecilia Strada.

Ascolta cecilia strada

 

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