9 lug. – Un’azienda dell’imolese che lavora metalli ha messo in cassa integrazione i propri dipendenti, ma ha continuato a far svolgere l’attività in nero a 27 operai, tutti cittadini non comunitari. Lo ha scoperto la Compagnia di Imola della Guardia di Finanza, che ha denunciato quattro persone per reati che vanno dalla frode fiscale all’interposizione fittizia in appalto. Come garanzia sul credito accumulato per i soldi non versati al fisco, le fiamme gialle hanno chiesto il sequestro dei beni della ditta, nella zona industriale di Toscanella di Dozza. Le indagini hanno scoperto fatture false per 850.000 euro e un’evasione di contributi, imposte sui redditi e Iva superiore per oltre un milione e mezzo.
I lavoratori erano formalmente assunti da una ditta imolese riconducibile a un cittadino marocchino, risultato evasore totale. E’ stato denunciato insieme ai tre dirigenti dell’azienda di Dozza che avevano stipulato con lui un appalto per la fornitura di prestazioni di servizi. In realtà i lavoratori, tutti alle dirette dipendenze dell’azienda dozzese, svolgevano mansioni di ogni genere che normalmente venivano compiute dagli operai in cassa integrazione, spesso diverse da quelle previste nel contratto di appalto. A loro non venivano riconosciuti ferie, permessi e assenze per malattia, e buona parte della magra retribuzione veniva corrisposta totalmente in nero. La ditta appaltatrice inoltre non versava le imposte all’erario, e dal 2007 non presentava le dichiarazioni fiscali obbligatorie.

