9 mar.- «Precario». Sembra essere questo l’unico aggettivo accostabile alla parola «lavoro» secondo i giovani emiliano-romagnoli. Il risultato emerge da una ricerca dal titolo Giovani, lavoro e cittadinanza sociale realizzata dall’Ires Cgil Emilia-Romagna che ha coinvolto oltre 100 delegati sindacali sotto i 40 anni in tutta la regione.
L’obiettivo della ricerca era spiegare come i giovani lavoratori vivono il lavoro e che significato gli attribuiscono. La risposta conferma per tutti un sentire comune: lavoro è precariato, e impossibilità di costruirsi un futuro. «I giovani sono stati derubati del diritto di progettarsi una vita autonoma», commenta Florinda Rinaldini, ricercatrice dell’Ires Cgil che ha condotto la ricerca insieme a Federico Chicchi dell’Università di Bologna.
Nello scenario desolato di una «generazione sotto i mille euro», come riferisce la stessa Rinaldini, anche la fiducia nel ruolo del sindacato sembra venir meno. Da un lato la frammentazione del lavoro ostacola la solidarietà, e piuttosto che passare attraverso i sindacati i giovani lavoratori preferiscono rivolgersi direttamente ai loro superiori per rivendicare i propri diritti; dall’altro il sindacato non sembra essere in grado di rispondere alle nuove esigenze. «Noi pensiamo che la responsabilità sia anche dell’organizzazione sindacale, che fatica ad includere chi non è garantito», commenta Rinaldini.
Ascolta l’intervista a Florinda Rinaldini:10_03_09_rinaldini-florinda

