Giornate lavorative di 18 ore per una paga mensile di 25 euro per le donne e di 75 euro per gli uomini. Lavoratori che vivevano rinchiusi, sottoposti ai massacranti ritmi di lavoro anche in condizioni di
salute precarie, con cibo appena sufficiente al sostentamento. E’ quanto ricostruisce il capo di imputazione formulato dal Pm della Dda di Bologna Lucia Musti e che ha portato all’emissione, da parte del Gup Gabriella Castore, di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di tre cittadini cinesi gestori di un laboratorio tessile a Cavezzo (Modena). Riduzione in schiavitù, sequestro di persona ed estorsione ai danni di tre connazionali sono i reati contestati. Secondo l’accusa del Pm Musti, la riduzione e il mantenimento in schiavitù di due donne e un uomo è stata realizzata con violenza e minaccia, chiedendo la somma di 16.000 euro per la consegna della richiesta del rilascio del permesso di soggiorno, se i lavoratori non avessero accettato quelle condizioni di lavoro e quelle retribuzioni.
La denuncia di una cittadina cinese che vive in Italia ha messo in moto le indagini dei carabinieri: la donna era preoccupata perché non aveva più notizie della nipote che lavorava nel laboratorio.
