10 dic. – «Senza risorse e personale è difficile che, per magia, i processi di chiudano in due anni». Lo dicono i sindacati dei lavoratori giudiziari, oggi riuniti in assemblea nelle maggiori città italiane. Lo confermano l’Associazione nazionale magistati e l’Organismo unitario dell’avvocatura italiana, solidali con la protesta.
Negli ultimi 10 anni, denunciano i sindacati di categoria di Cgil, RdB-Cub, Uil e Flp, il personale amministrativo guidiziario non è stato qualificato, anzi, il taglio del 10% all’organico imposto dall’ultima manovra finanziaria ha colpito proprio le figure più professionalizzate: funzionari, cancellieri, informatici e ufficiali giudiziari. Alla cancelleria della Corte d’Appello di Bologna si è passati da 1.840 lavoratori a 1.700.
Convinti che la durata del processo non si possa stabilire per legge e che per abbreviarla servano investimenti sulle professionalità e in tecnologia, i magistrati dell’Anm hanno fatto un test; hanno scelto come giornata campione l’1 dicembre 2009 e hanno contato quanti processi morirebbero nei Tribunali monocratici se passasse il “processo breve”: il 71% a Rimini, il 66% a Reggio Emilia, il 36% a Bologna, il 14% a Forlì, il 12,5% a Ravenna, il 10% a Modena e a Ferrara (non ci sono dati su Piacenza e Parma).
Dei processi pendenti alla Corte d’Appello di Bologna, invece, il 37,1% andrebbe oltre i due anni previsti dalla riforma dal momento della sentenza di primo grado.

