25 giu. – Lavora dal 1999 come addetto alla manutenzione delle aree verdi dell’Alma Mater, ma quando un dolore alla spalla lo costringe a smettere di svolgere le sue mansioni – e a un urgente intervento chirurgico che lo terrebbe bloccato per due mesi – l’Ateneo lo informa che non ha diritto alla malattia e rischia di non essere più assunto. Proprio così, visto che non è dipendente.
“Ho una busta paga mensile da 11 anni – spiega il lavoratore in una lettera in cui si firma “operaio agricolo” e oggi diffusa dal sindacato di base – sulla quale è stampata la partita Iva dell’Università di Bologna. Opero in ambienti dell’Ateneo, sono autorizzato all’uso di suoi veicoli (tra i quali camion, furgoncini, un trattore, trattorini tagliaerba, uno scavatore) e mi dicono che non sono un loro dipendente”. L’operaio, e per la verità non solo lui, considera la cosa “vergognosa e preoccupante”, ma trovare giustizia per il suo caso sembra complicato. L’operaio raccoglie poi la solidarietà delle Udb, grazie alle quali si rivolge ai vertici dell’Università per avere “risposte esaurienti” che per ora non ha ricevuto.
“Chiederemo un intervento del Rettore, se non ci saranno margini di trattativa procederemo con iniziative legali e pubbliche“, spiega Antonella Zago, Udb dell’Alma Mater. Aggiungendo che simili situazioni “coinvolgono circa un centinaio di lavoratori dell’azienda agraria dell’Università”.
