Bologna, 5 set. – Nella primavera del 2015 gli italiani potrebbero essere chiamati a votare sui 4 quesiti referendari promossi dal Comitato Stop Austerità. Obiettivo per il Comitato quello delle 500mila firme da raccogliere entro fine settembre. “Un’impresa mai tentata da nessuno in luglio e agosto, ma era l’unico modo per far fissare il referendum nella primavera del 2015”, spiega Danilo Barbi della Cgil, sindacato che appoggia l’operazione referendaria.
I quattro quesiti chiedono la modifica della legge sul pareggio di bilancio, approvata nel 2012, e puntano ad un sostanziale cambio a livello di politica economica europea. “Vogliamo dare voce al popolo e portare questi temi di fronte al governo”, spiega Barbi che considera l’austerità un “problema democratico”. Per Barbi l’austerità “non ha funzionato”, e quindi il Governo Renzi “deve rimettere in discussione gli accordi europei. Quando nelle vicende umane una cosa non funziona bisogna cambiarla”.
Per Barbi è ingiusto buttare sulle spalle dei sindacati il peso della crisi economica e dei milioni di disoccupati. “Il sindacato una crisi di questo tipo non può risolverla perché quando c’è crisi, e la storia sociale ce lo insegna, le organizzazioni dei lavoratori restano schiacciate sulla difensiva”. Per questo “c’è bisogno di una svolta politica“. A sostegno dei quesiti referendari c’è una nutrita pattuglia parlamentare formata da senatori e deputati Pd, Sel e Led. Solo sul fronte democratico i parlamentari sono 54 (su 405 eletti), ma per il comitato non basta. “Buona parte della politica anche progressista e democratica – spiega Barbi – non ha capito, non vuole o non può capire il livello di cambiamento che questa crisi richiede. Che non è solo la riforma del Senato. La riforma più importante è quella economica. Non è che il Governo possa dire che ci vuole un’austerità ma flessibile, bisogna dire una cosa più chiara, che gli attuali accordi fatti sulla linea dell’austerità sono sbagliati, quindi vanno ridiscussi”.

