Bologna, 5 giu. – Mentre i tifosi e i cittadini di Bologna vivono il loro club come una passione , o comunque un “pezzo di città”, mischiando affetti, nostalgia, tradizione e appartenenza, nel mondo reale il Bologna FC 1909 resta quello che è: una Spa in grave dissesto finanziario con prospettive economiche disastrose visto che vedrà crollare i suoi introiti da diritti televisivi di circa il sessanta per cento: una ventina e passa di milioni volatilizzata dalla retrocessione in serie B.
E in questo mondo arido ma reale i numeri contano: il BFC ha un indebitamento che oscilla tra i 35 e i 40 milioni. Ha una rosa di giocatori che pur essendo penultima in serie A costava come una squadra da Europa League (e i contratti di chi resta, se non li vendi, li devi onorare…), ma soprattutto ha una Presidente e dei soci che non hanno un euro da mettere, pertanto in cassa non ci sono nemmeno – al momento – i soldi per iscriversi al prossimo torneo di B, senza contare che non è stata pagata l’Irpef degli stipendi e il club è già virtualmente in serie B partendo da meno 1.
Zanetti aveva messo Guaraldi con le spalle al muro.
In sostanza il Re del Caffè chiedeva una resa senza condizioni: per accettare di subentrare ricapitalizzando voleva le dimissioni del Presidente, ma soprattutto chiedeva che Guaraldi, contestualmente, si facesse carico della situazione debitoria.
Solo che il patron rossoblù non ha nè le sostanze nè l’intenzione di riparare almeno parzialmente ai disastri che ha compiuto per poi ritirarsi in buon ordine, così ha deciso di ribaltare il tavolo e di tentare nuovamente la sorte: resta in sella e annaspa nella speranza di raccattare qualche prestito che gli consenta di iscriversi e di mettere all’incasso i 12,5 milioni previsti dalla Lega come “paracadute” economico per chi retrocede.
Ovviamente Zanetti, che non ha alcun motivo economico per assumersi l’immensa mole di debiti del BFC, ha mandato a tutti i suoi cari saluti e con un comunicato stampa inviato a poche ore dalla conclusione del CdA ieri sera si è ritirato dalla trattativa.
Questione chiusa dunque? Non proprio.
Adesso infatti si apre uno scenario pericolosissimo: il Bologna Fc, come società, rischia concretamente il fallimento. Se ciò avvenisse la Spa con tutti i suoi beni (parco giocatori, beni mobili e immobili) verrebbe messa in procedura di liquidazione fallimentare e il titolo sportivo consegnato al sindaco che avrebbe il compito di valutare se affidarlo a una nuova società che garantisca un futuro, assumendosi l’onere di ripartire da zero.
In caso di offerte ritenute attendibili ( e c’è da pensare che in molti stiano attendendo quel momento per farsi avanti) la FGCI assegnerebbe al nuovo Bologna subentrante una categoria di iscrizione (per blasone e capacità attrattive dello stadio e della tifoseria molto probabilmente la Lega Pro, la vecchia serie C).
La seconda possibilità è che Guaraldi, in qualche modo, trovi un po’ di liquidità per continuare a navigare a vista, ma se questo avvenisse senza l’ingresso di nuovi soci con capitali freschi con ogni probabilità, rimandanderebbe solo di qualche mese l’esito annunciato e cioè il fallimento.
La terza possibilità è quella del colpo di scena: alcuni vedono in queste mosse di Guaraldi e Zanetti una partita a scacchi.
Il presidente prima va a Treviso da Zanetti col cappello in mano (facendosi accompagnare da un ultras…) e poi nel CdA fa la voce grossa. Evidentemente non vuole cedere senza condizioni e vorrebbe contrattare una sua buonuscita.
Zanetti dal canto suo non vuole fare nessuno sconto considerando fin troppo pesante la situazione debitoria e quindi sbatte immediatamente la porta per far capire a Guaraldi che non ha vie d’uscita.
Ma il prossimo 12 giugno all’assemblea dei soci, se nel frattempo Guaraldi cede, potrebbe ancora prendersi il club facendo un aumento di capitale.
E’ un’ipotesi molto ardita, evocata più che altro da chi non si rassegna e vorrebbe a tutti i costi il lieto fine.
Che molto probabilmente non ci sarà.

