
Vincenzo Branà, presidente del circolo Arcigay “Il Cassero”
Bologna, 18 ago. – “L’assegnazione della Salara è stata preceduta da un lungo percorso di coprogettazione, certo non un vantaggio e questo a dispetto di tutte le assegnazioni dirette che avvengono al netto di questo tipo di percorsi”. Si dice sereno Vicenzo Branà, presidente del circolo Arcigay Il Cassero. Branà ha scoperto ieri che un esposto di Forza Italia chiede alla Procura di Bologna di valutare la sua posizione e quella del sindaco Merola. I due consiglieri di Fi autori dell’esposto, Galeazzo Bignami e Marco Lisei, hanno ipotizzato il reato di abuso d’ufficio perché, a loro dire, si sarebbero commesse irregolarità nell’assegnazione della Salara di via Don Minzoni al Cassero. Il motivo? La vicinanza politica tra Pd e il circolo lgbtqi. La prova principe? La dichiarazione di voto che il Cassero fece nel 2016 quando i bolognesi si trovarono a dover scegliere fra la leghista Borgonzoni e il sindaco uscente (poi riconfermato) Merola.
“Abbiamo fatto una dichiarazione di voto ma ci son state altre dichiarazioni di verso opposto. Ci siamo sempre sentiti liberi di commentare e relazionarci con la politica di questa città a secondo del nostro pensiero e dei nostri indirizzi”. Rispetto all’esposto Branà rimanda le accuse al mittente. “Un mese e mezzo fa abbiamo letto del rinvio a giudizio di Bignami per l’inchiesta ‘spese pazze‘. I conti del Cassero sono pubblici e disponibili in Comune, loro invece quei soldi come li hanno spesi? Lo ripeto: sull’esposto siamo tranquilli, penso arriverà prima Bignami a sentenza”.
C’è un’altra accusa che ritorna da parte di Forza Italia, accusa che questa volta si è trasformata in un esposto all’Anac, l’autorità anti corruzione di Raffaele Cantone. Sull’esposto si cita, tra le possibili irregolarità, il fatto che l’immobile della Salara sia utilizzato, oltre che per le finalità sociali del circolo lgbtq, anche per “finalità ludico ricreative riconducibili all’attività di discoteca”. “La discoteca ha due funzioni – replica Branà – offre un luogo di ritrovo per la comunità e serve per l’autofinanziamento. Come faremmo a mettere in piedi 37 progetti di utilità sociale senza il fund raising della discoteca? E’ un meccanismo cristallino e trasparente”.
“Penso che dietro alle accuse – conclude Branà – ci sia la voglia di fare campagna elettorale sulle minoranze. Qualche giorno fa hanno annunciato un’iniziativa di solidarietà razzista, oggi invece si occupano di omosessuali. Stranieri e omosessuali: è il ritorno di refrain filofascista“.

