Landini: “Partecipiamo per vincere”



14 apr. – Fare del 20 maggio, anniversario dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori, una giornata di mobilitazione per l’estensione dei diritti e contro tutte le precarietà. E’ la proposta di Maurizio Landini, segretario della Fiom, fatta a Bologna durante l’attivo dei giovani delegati aperto a tutte le realtà di movimento. ‘Per un futuro di diritti e di lavoro contro vecchie e nuove precarietà’ era lo slogan sotto cui si sono ritrovate a Palazzo Re Enzo oltre mille persone. Delegati, precari, studenti e centri sociali: tutta l’area che da mesi ha costruito il percorso nazionale di “Uniti per l’alternativa“.

Nel grande salone si sono visti Luca Casarini, Giorgio Cremaschi, Gianni Rinaldini. Un po’ in disparte c’era anche il segretario della Camera del Lavoro di Bologna Danilo Gruppi. Presenti in sala anche alcuni rappresentanti del Laboratorio Crash. Dal palco, gli interventi dei delegati di Pomigliano, dei precari della cultura, degli studenti della rete Link, dei centri sociali di Global Project, come il Tpo di Bologna, “per una lotta comune che non può essere di difesa ma di conquista”.

L’obiettivo è quello di estendere a tutti i diritti del lavoro. Sull’articolo 18 non ci sono spazi di manovra per le tute blu della Cgil: la legge deve obbligare l’azienda al reintegro. Non ci può essere risarcimento che tenga, dice nel suo intervento un delegato di Pomigliano, “perché alla fine sei comunque disoccupato”.

La Fiom, che da tempo si è aperta ai movimenti, chiede alla Cgil di fare lo stesso e di proclamare, nella direzione nazionale del prossimo 19 aprile, lo sciopero generale contro la riforma Fornero.

E anche se il Parlamento dovesse approvare con il voto di fiducia la tanto contestata legge di riforma del mercato del lavoro, “la lotta non deve fermarsi”. “Non siamo De Coubertin – ha detto Landini – noi partecipiamo per vincere”. Per la Fiom ci vuole un nuovo modello sociale che rimetta al centro non l’impresa, come è stato in questi ultimi vent’anni, ma il lavoro. “E un lavoro senza diritti esigibili non è un lavoro” ha detto Landini. Un vero programma politico, proprio quello che le mille persone di Palazzo Re Enzo, stando agli applausi, volevano.

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