Lampadine: scompare il tungsteno, via libera ad alogene e basso consumo

Chi scompare:
LAMPADA A INCANDESCENZA – Venne inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Il modello pero’ era ancora troppo rudimentale e Goebel non riusci’ a perferzionarlo. E’ nel 1878 che viene costruito un modello sufficientemente durevole: a realizzarlo Thomas Alva Edison. Nella lampada ad incandescenza la luce viene prodotta dal riscaldamento di un filamento di tungsteno, attraverso cui passa la corrente elettrica. Il filamento e’ racchiuso in un bulbo di
vetro, contenente Argon. Durante il funzionamento il filamento raggiunge temperature fino a 2.700 gradi Kelvin (circa 2.427 gradi centigradi) e il tungsteno evapora: via via che la lampadina e’ accesa, il filamento diventa sempre piu’ sottile, e dopo circa 1.000 ore di funzionamento il filamento si spezza e la
lampada esaurisce il suo ciclo di vita. Questo tipo di lampada produce soprattutto calore, e solo il 5-10% dell’energia prodotta viene convertita in luce. A partire dall’1 settembre iniziera’ a essere ritirata dal mercato.

Chi subentra:
LAMPADA ALOGENA – E’ una variante di quella a incandescenza tradizionale. E’ cosi’ detta perche’ nel bulbo, oltre all’Argon, contiene iodio, elemento classificato come ‘alogeno’ (insieme a fluoro, cloro, bromo, astato), e Kripton, gas nobile. A volte la lampada e’ anche a basa di xeno, altro gas nobile. Questo tipo di lampadina raggiunge un’incandescenza maggiore (fino a 3.000 gradi Kelvin, circa 2.727 gradi centigradi), sprigionando quindi piu’ energia. Nelle lampade alogene le molecole di tungsteno
rilasciate dal filamento per via delle elevate temperature, si combinano con lo iodio dando vita ad un sale, l’alogenuro di tungesteno. Questo composto chimico entra a sua volta in reazione con il filamento incandenscente: l’alta temperatura spezza il legame che unisce l’alogenuro, il tungsteno viene rilasciato e ridepositato sul filamento stesso, e questo ‘gioco’ di reazioni ricomincia. Si genera cosi’ il ‘ciclo alogeno’, una sorta di vera e propria autoalimentazione della lampadina, che ha un periodo di vita doppio rispetto a quello tradizionale (2.000 ore). Inoltre il rendimento luminoso di una lampada alogena, e’ del 50-100% superiore rispetto a quella tradizionale, e puo’ funzionare dalle 2.000 alle 6.000 ore (cioe’ da due a sei volte di piu’ della lampada a incandescenza)

LAMPADINE A BASSO CONSUMO ENERGETICO – Rappresentano la versione compatta delle lampade al neon. Sono formate da uno o piu’ tubi di vetro contenenti vapori di mercurio, con un elettrodo posto all’estremita’ di ciascun tubo. All’accensione della lampadina, la corrente attraversa gli elettrodi provocando una scarica di gas: i vapori di mercurio emettono un raggio ultravioletto che viene trasformato in luce dalla polvere fluorescente che ricopre la parete interna del bulbo. Queste lampade costano di piu’ di quelle tradizionali, ma consumano molta meno energia perche’ hanno migliori rendimenti luminosi. Inoltre, hanno una durata di vita piu’ lunga. A differenza dei modelli a incandescenza, quelli a basso consumo energetico non sviluppano subito la loro massima intensita’ luminosa: per avere luce ‘piena’ bisogna attendere qualche decina di secondi, a volte qualche minuto
dall’accensione. In generale, le lampadine a basso consumo energetico si illuminano ancora piu’ lentamente in ambienti freddi, dove fanno maggiormente fatica a sviluppare tutta la loro luminosita’.

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