17 gen. – L’Ateneo di Bologna deve fare i conti con decreto ministeriale firmato nell’autunno scorso dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e confermato dall’approvazione in parlamento della riforma, che riduce i corsi universitari del 20%. Dovranno essere ridotti il numero degli docenti, degli studenti iscritti e ogni insegnamento non optrà avere meno di sei crediti formativi. L’Alma Mater di Bologna rischia, quindi, di dover rivedere la programmazione didattica per il prossimo anno accademico.
Il rettore dell’Alma Mater, Ivano Dionigi, ha convocato per domani una seduta straordinaria del Senato Accademico nella quale spiegherà, insieme al prorettore alla didattica, Gianluca Fiorentini, gli orientamenti del Ministero e i suoi effetti. Sarebbero 136 su 211 i corsi da rivedere nell’Ateneo bolognese: dalla semplice revisione dei crediti formativi legati ai singoli corsi alla chiusura vera e propria di alcuni insegnamenti.
Le Facoltà con maggiori difficoltà potrebbero essere quelle con molti insegnamenti, come Scienze, o che hanno subito molti pensionamenti, come Chimica industriale e Scienze della formazione.
Le modifiche ai corsi potrebbero dipendere anche dalle decisioni dei ricercatori che si sono dichiarati indisponibili alla didattica, per protesta contro la riforma Gelmini. Per il secondo semestre i ricercatori dovrebbero tornare in cattedra, ma il prossimo anno accademico potrebbero porre alcune condizioni per non replicare la protesta.

