8 ott. – L’Alma Mater risale nella classifica del “Times”. E’ tornata alla 174esima posizione, quella che occupava due anni fa, mentre l’anno scorso si trovava 18 passi indietro. E’ l’unica italiana fra le prime 200 al mondo. La sua forza sta nel livello internazionale del corpo docente, nel fatto che a Bologna si partecipa all’Erasmus il 150% in più della media italiana e gli iscritti stranieri sono aumentati del 5% per le lauree magistrali e del 12% per i corsi di dottorato. Il neo, invece, sono le borse di dottorato (-9% rispetto alla media nazionale), in particolare quelle finanziate dall’esterno (-19%).
Per questo, presentando i risultati del piano strategico 2007-2009, il rettore uscente Pier Ugo Calzolari lancia un appello al successore Ivano Dionigi: «C’è ancora un mare di cose da fare per migliorare, soprattutto in campo scientifico», dice Calzolari, indicando alla prossima amministrazione proprio le borse di studio come il settore su cui concentrarsi.
Per riprendere quota nell’empireo del “Times”, all’ateneo felsineo ha giovato anche la pubblicazione di mille lavori in più, nel 2009, su riviste riconosciute a livello internazionale, che la porta a un totale di 16.500. Quanto ai fondi, Bologna supera del 117% la media nazionale per contratti e convenzioni stipulate con enti o agenzie estere. «Per ogni 100 euro di finanziamento in favore della ricerca – spiega il prorettore all’innovazione gestionale Marco Depolo – 65 euro vengono da enti esterni all’Ateneo» – nel 2004 erano 50.
E’ migliorata anche la gestione organizzativa. «Nel 2007 – sottolinea Depolo – gestire contabilmente mille euro ci è costato 95 centesimi, contro la media italiana di 1,44, e per gestire mille euro di fondi per la ricerca abbiamo speso 15 euro, il 40% in meno rispetto alla media delle altre università del nostro Paese».

