03 dic -Il rettore dell’Università, Ivano Dionigi, ha presentato oggi il piano di bilancio 2010, del valore di 800 milioni. Ci saranno tagli alla didattica, mentre resteranno immutati i finanziamenti alla ricerca e ai dipartimenti. Tempi duri per l’università, e tempi ancora più duri sono all’orizzonte. Le entrate in meno previste sono di 55,7 milioni di euro.
La causa del deficit sta nella riduzione del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) da parte del ministero di circa 32 mln, una cifra da sommare a un calo delle tasse studentesche (circa 3 mln) e alle spese per i docenti fuori ruolo.
“L’Università – ha spiegato il presidente della commissione bilancio Sandro Sandri – è riuscita a fare fronte a queste riduzioni grazie a un avanzo di bilancio del 2008 e del 2009 e a una razionalizzazione dell’edilizia che ha permesso di tenere in cassa altri 10 mln di euro”.
Le riduzioni riguarderanno soltanto alcuni settori: restano immutatati i fondi per il servizio agli studenti (6,5 mln), i finanziamenti alla ricerca e ai dipartimenti (30 mln), le spese per le borse di dottorato e si manterrà il turn-over del personale tecnico e docente al 50%.
I tagli riguarderanno invece le aree amministrative e il servizio all’internazionalizzazione: l’ateneo, per tenere immutato il numero di borse per i programmi internazionali (Erasmus e Overseas) ridurrà del 7% i fondi per la sede della Summer School di Buenos Aires. Riduzioni sono previste anche per la didattica: da 5,5 mln a 4,4 mln di euro, anche se – a detta di Dionigi – mezzo milione sarà recuperato tramite i premi per le facoltà virtuose.
Per il momento sono state sospese anche le indennità di carica ai docenti che però verrano ripristinate nel primo semestre 2010. Nei prossimi due anni sono attese riduzioni maggiori dei fondi ministeriali, nel 2011 per esempio si attendono altri 30 milioni di finanziamenti in meno.
Il bilancio verrà votato il 14 dicembre dal senato accademico per poi passare il giorno dopo al Cda di Ateneo.
A margine della conferenza stampa il rettore è tornato sulla questione delle matricole analfabete affermando che “la riforma della scuola secondaria dovrebbe partire dal raddoppio dello stipendio dei docenti”.

