Labàs difende l’occupazione dell’ex caserma Masini. “No alle speculazioni”

labas_ok_2Bologna, 20 feb. – Con lo slogan ‘Bologna is not for sale‘ (Bologna non è in vendita), un centinaio di attivisti del collettivo Labàs hanno manifestato nel tardo pomeriggio, sotto la pioggia, contro la cessione di alcune aree militari cittadine che saranno trasformate “in case di lusso”,o comunque in zone residenziali. Tra le caserme in vendita c’è anche quella di via Orfeo, occupata da tempo dal collettivo vicino al centro sociale Tpo. Da Piazza Nettuno, dove si sono radunati verso le 17.30, hanno cercato di arrivare alla sede della holding immobiliare responsabile del progetto Seci Real Estate, in via Agresti, alle spalle della Questura. Ma l’intera zona era presidiata da un imponente spiegamento di forze dell’ordine, contro le quali sono stati gridati slogan con un megafono.

Christopher è un attivista del collettivo Làbas

      Christopher di Làbas

I manifestanti sono così tornati in Piazza Nettuno dove, poco prima, erano riusciti ad appendere uno striscione con scritto ‘Ricchezza sociale’ alla facciata di Palazzo d’Accursio. La Seci (che fa parte del Gruppo Maccaferri) viene presa di mira dal collettivo perché le è stato affidato lo studio di fattibilità sulla valorizzazione delle tre aree militari delle ex caserme Sani, Mazzoni e Masini, vendute due mesi fa dal Demanio alla Cassa Depositi e Prestiti che vorrebbe trasformarle in complessi a scopo residenziale. Una di queste strutture, la ex caserma Masini di via Orfeo, è occupata dall’autunno 2012 proprio dai ragazzi di Labàs, che hanno dato vita a diverse iniziative: dibattiti, laboratori creativi e un mercato biologico. La protesta di oggi, contro la speculazione edilizia e finanziaria e contro quelli che hanno definito ‘i poteri forti che decidono sulla città‘, è stata organizzata in occasione del passaggio di possesso definitivo della ex caserma.

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“Nel caso delle tre ex-caserme – spiega un comunicato di Làbas – significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità. Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita. Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna”.
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