La violenza “percepita”

Domenica scorsa, dopo il derby romano, si sono vissuti momenti di estrema violenza. Tifosi laziali e romanisti se le sono date di santa ragione, scontrandosi più volte con polizia e carabinieri.
Una donna con 2 figli ha rischiato di rimanere intrappolata nella sua auto data alle fiamme: è stata salvata dai vigili del fuoco. Un tifoso è stato accoltellato al collo, gli hanno perto la mandibola, è grave ma se la caverà.

in un’auto appartenente a esponenti della curva laziale, è stato rinvenuto un arsenale: oltre a mazze e coltelli anche asce, spiedi per girarrosti, spade a sega di 30 cm e bombe carta.
Ebbene: controllare l’informazione significa molte cose. A volte si enfatizzano avvenimenti con l’obiettivo di portare al parossismo l’allarme sociale. Altre volte si sparge cloroformio.

Quando di mezzo c’è il rapporto tra il calcio e la capitale si sceglie sempre il cloroformio. Le notizie degli scontri sono state relegate all’interno delle cronache sportive: l’atteggiamento “bipartisan” della stampa e delle TV si spiega con la preoccupazione, sempre molto forte a destra (ma anche nel centrosinistra), di non turbare certi equilibri e non inimicarsi le tifoserie.

perché a Roma (e non solo) il calcio è politica. perché a Roma sul calcio vige una extraterritorialità che comporta leggi e decisioni “ad hoc”. Un po’ come nelle terre di mafia dove non esiste una netta  distinzione tra Stato, potere politico, enti locali e criminalità organizzata, nella capitale il pallone si mischia alla politica cittadina e nazionale.

Questo rende particolarmente demenziali le norme previste dai vari decreti sulla sicurezza in molti altri stadi d’Italia, dove  vigono proibizioni draconiane e assurde che frustrano e limitano la libertà personale. Il fatto è che in Italia si è zelanti dove non vi sarebbero problemi, mentre dove i problemi ci sono si può fare tutto: portare lanciarazzi in curva, esporre striscioni razzisti, oppure mettere a ferro e fuoco la città nella più totale impunità e col silenzio complice di politici, TV e giornali.

Se però mostri il sedere (il sedere!) alla curva avversaria, come fece un goliardico ultras bolognese al Franchi di Firenze, arriva implacabile il DASPO della questura: denuncia per atti osceni e divieto per due anni a partecipare a manifestazioni sportive con controllo domenicale in commissariato.

Il problema infatti non è la violenza reale ma quella percepita. Quando c’è di mezzo la capitale, La Roma e la Lazio, AN e il PDL (ma anche durante il veltronismo era uguale…) la tanto sbandierata “sicurezza” può andare a farsi benedire, i cittadini possono rischiare di rimanere feriti o uccisi negli scontri e tutto deve essere detto sottovoce: infatti è colpa dei soliti – pochi – “facinorosi” che nulla hanno a che vedere col calcio (e con la politica, coi media, coi soldi..), ci mancherebbe!

Paolo Soglia

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.