La violenza era inventata

13 lug. – Non è stata violentata ma nemmeno aggredita, stordita con alcol e sequestrata per una notte. Si è inventata tutto la cittadina romena di 19 anni che il 21 giugno si è rivolta ai carabinieri della stazione Bertalia di Bologna, accusando tre connazionali. Ieri i tre uomini sono stati scarcerati. Ora la giovane, che abita a Bologna, rischia un’accusa per calunnia. A smontare il racconto della ragazza sono stati soprattutto i tabulati telefonici: il suo cellulare non si è mai agganciato a una cella del centro. Al contrario, lei raccontò di essere stata avvicinata dai tre la sera del 20 giugno in Strada Maggiore e poi costretta, dietro minacce di morte, a salire in macchina fino a un appartamento di Quarto Inferiore dove Liviu Terinte, di 37 anni, l’avrebbe violentata. Con l’uomo la giovane ha avuto una relazione durata qualche mese, ma pare che la storia non piacesse alla famiglia di lei. In realtà, come dimostra lo scambio di sms e telefonate tra lei e l’uomo la sera del 20 giugno, i due si incontrarono al centro commerciale Lame, alla periferia di Bologna. Poi andarono a Quarto, dove hanno avuto un rapporto sessuale consensuale. Inoltre, quella sera la donna fece numerose e prolungate telefonate con la madre, il fratello e un amico. Risentita dai carabinieri, la ragazza ha parzialmente modificato le accuse ma poi, inchiodata dai tabulati, si è limitata a dire che ha finto lo stupro per paura che Terinte facesse del male a lei e alla sua famiglia. Gli investigatori pensano invece che, avendo passato la notte fuori casa, temesse la reazione della madre.

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