Berlusconi ha rotto gli indugi impostando la svolta autoritaria: si è detto pronto a mandare la polizia nelle scuole, nelle università e pure, implicitamente, a limitare la libertà di stampa.
Interessa poco – in effetti – lambiccarsi se sia un segnale di forza, dato dall’ubriacatura del consenso, o di debolezza per cercare di smorzare sul nascere movimenti sociali ben più pericolosi dell’ectoplasmatica opposizione parlamentare.
Come che sia, non gli servirà a nulla.
Quello a cui stiamo assistendo è infatti un sommovimento sociale dall’onda lunga.
Il problema è questo: in Italia c’è una enorme disparità e un impoverimento generale che sta facendo evaporare la classe media. In più, a differenza di paesi come gli Stati Uniti che vivono in analoghe situazioni fortemente polarizzate, in Italia non c’è mobilità sociale. Se sei povero tale resti, i figli fanno i lavori dei padri, quando va bene, e hanno aspettative di benessere ben inferiori ai loro genitori. Quando va male studiano fisica e finiscono in un call center.
Le minaccie del premier non vanno sottovalutate, bisogna quindi evitare le provocazioni e sarebbe anche ora che sindacati e lavoratori si facessero un po’ sentire per non lasciare isolati studenti, insegnanti e genitori.
Tuttavia con la recessione alle porte la protesta non si spegnerà nel bivacco degli atenei ma rimbalzerà dai precari ai cassintegrati, dai nuovi disoccupati ai lavoratori in esubero.
Il movimento dei giovani universitari, anche se protesta contro la Gelmini, esprime una diversità e una critica di cui forse non è ancora pienamente cosciente. Il liberismo è alle corde, la globalizzazione si contrae, il futuro è quanto mai incerto.
Berlusconi può dire quello che vuole, ma ha in mano una bomba sociale pronta ad esplodere.
Nel sessantotto i democristiani avevano condizioni economiche ben più favorevoli e potevano far leva sulla spesa pubblica cooptando e incanalando la protesta nel pubblico impiego.
Strumenti che mancano oggi al Cavaliere, che si illude di continuare a regnare indisturbato chiamando il 113. Auguri…
Paolo Soglia

