L’Emilia Romagna non è l’Ohio. Resta una regione rossa non contendibile, che eleggerà 22 senatori e 45 deputati, tre in più rispetto al 2008 grazie all’ultimo censimento.
Lunedì la sorpresa non verrà dal primo partito, il Pd, che nelle regionali del 2010 era al 40.64% e questa volta potrebbe perdere qualche punto percentuale.
Ma da quello che potrebbe diventare il secondo partito.
Nel 2010 era il Pdl, al 24,55%, mentre la Lega mise a segno un exploit raggiungendo il 13%.
Questa volta le cose andranno diversamente. Dopo la scandalo Belsito, il risultato sarà irripetibile per l’ex partito di Bossi, mai radicato veramente in Emilia Romagna. E il Pdl, in sofferenza a livello nazionale, risentirà anche degli arresti che hanno coinvolto la ex giunta di centro destra di Parma.
Dove finiranno quei voti in fuga? Se una parte potrà transitare verso la coalizione di Monti, il voto di pancia e di protesta andrà a far crescere quello che questa volta potrebbe diventare il secondo partito in regione: il Movimento 5 stelle. Che in Emilia Romagna ci si aspetta farà il botto.
Parte da un 6% delle regionali del 2010 ma potrebbe più che triplicare, contando sui delusi dalla politica in maniera trasversale. A maggior ragione nel nostro territorio, dove il movimento è più maturo, tanto da aver addirittura generato le epurazioni di Tavolazzi, Salsi e Favia.
Sel, grazie alla coalizione con il Pd, dovrebbe riuscire ad eleggere anche un senatore, il suo risultato sicuramente sarà migliore di quello delle regionali (1,78% con i verdi) ma sarà interessante per il gruppo dirigente capire se riuscirà a stare sopra la media nazionale.
Su Rivoluzione Civile confluirà il voto più tradizionalmente radicale, quello di Rifondazione e dei movimentisti convinti dall’ex magistrato. Solo parte però del 6,44% dell’Idv del 2010. Anche quello potrebbe essere calamitato soprattutto dai 5 stelle.
Lucia Manassi
@LuciaManassi

