20 set. – E’ ad Helsinki per fare sinergia con le altre associazioni lgbt europee quando le arriva la notizia del dietrofront dell’amministrazione. Ilaria Trivellato, presidente delle Famiglie Arcobaleno dell’Emilia Romagna, all’inizio pare delusa, parla di “compromesso all’italiana”, lo stesso che, quando si parla di comunità lgbt, porta a soluzioni incomplete su diritti, matrimoni o lotta contro l’omofobia.
Poi, con comunicati e articoli di stampa sottomano, torna a sperare che il compromesso possa finalmente riconoscere anche la sua famiglia. La soluzione di “genitore e l’altro genitore” pareva buona ma “se potremo scrivere ‘madre e madre‘ o ‘padre e padre’ allora questa soluzione sarà più avanzata”. Altrimenti: “significa che siamo innominabili“. Se per molti la questione è di poco conto, Trivellato ci ricorda che per questioni legali e burocratiche i momenti più importanti della sua vita sono avvenuti fuori dall’Italia: “Mi sono sposata in Spagna, mia figlia è nata in Belgio“.
La palla quindi passa ai tecnici. In California, ci racconta Tommaso Giartosio delle Famiglie Arcobaleno, la dicitura è “padre/genitore”, “madre/genitore”. E nel resto dell’Europa? Trivellato ci presenta il progetto, di cui fa parte l’incontro di Helsinki, che punta anche a creare precedenti legali comuni alla corte europea. Se guardiamo ai punteggi dati dall’associazione Ilga Europe “noi siamo ad 1, la Svezia a 10, peggio di noi la Russia con -1”.

