“Gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie” ha affermato schiettamente Berlusconi, attaccando la scuola pubblica con la disarmante banalità del piccolo uomo della strada. Lasciamo per un momento stare l’ovvia (e rilevantissima peraltro) questione dei tagli devastanti alla scuola statale e dei finanziamenti a quella privata (promossa del resto a “pubblica paritaria” dai governi Prodi-D’Alema.) e prendiamo seriamente le sue affermazioni.
In fondo ha ragione lui. Cioè avrebbe ragione lui se la scuola pubblica fosse una scuola privata e quindi logicamente dovrebbe offrire un servizio sulla base del credo religioso o filosofico delle famiglie.
Il fatto è che la scuola della costituzione repubblicana è la scuola di tutti, è fatta per la formazione di bambini e i ragazzi e ha lo scopo di offrire le pari opportunità di istruzione indipendentemente dalle famiglie di provenienza, dalle loro condizioni sociali, dalle loro diverse idee in materia politica, religiosa e culturale. La scuola pubblica fa altro dall’assecondare o prolungare l’educazione familiare. Offre (o dovrebbe offrire) gli strumenti per poter diventare persone competenti, colte e portatrici di un pensiero critico. Lavora per superare gli ostacoli di ordine sociale e culturale che non rendono effettiva l’eguaglianza dei cittadini. La buona scuola pubblica è quella che non si arrende all’esistente e ai suoi verdetti di esclusione basati sul censo e sulla formazione delle famiglie, ma cerca di cambiare lo stato di cose presente affinchè nessuno sia escluso dalla possibilità di elevarsi culturalmente e socialmente, nessuno sia escluso dagli strumenti della cittadinanza.
La scuola pubblica non deve creare nè sudditi nè consumatori passivi. La scuola pubblica certamente dialoga con le famiglie ma si occupa della formazione dei ragazzi. Paradossalmente una buona scuola pubblica alleva, se ha lavorato bene, i suoi stessi contestatori, perché avrebbe dato a tante persone gli strumenti per correggere, per cambiare, per migliorare. Se la scuola non va bene è perché queste cose non le fa abbastanza, non perché ancora tanti insegnanti cercano di farle, perché tante donne e uomini pensano che i loro figli meritino qualcosa di più di una comparsata televisiva.
Oggi tra la scuola pubblica e chi comanda in Italia c’è un contrasto aperto, oggettivo, costituzionalmente rilevante. E questa, indipendentemente da come la si pensi, non è una buona notizia per nessuno.
Mirco Pieralisi

