Bologna 31 mag.- “La Questura amministra il razzismo, adesso basta”. Questo lo striscione comparso stamane davanti alla Prefettura a Bologna, durante una manifestazione dei migranti per accendere i riflettori su una serie di problemi. Situazioni, dicono gli immigrati, “che accadono solo a Bologna” e che verranno comunque affrontate in un tavolo che la Prefettura convocherà a breve, assieme ai rappresentanti del Coordinamento migranti, la Questura, Ufficio scolastico provinciale e il Comune. Questo almeno è l’esito dell’incontro ottenuto con i rappresentanti della Prefettura. Una delle questioni evidenziate oggi, come spiega Sene Bazir (uno dei componenti della delegazione di migranti ricevuta in Prefettura), e’ che per il rinnovo del permesso di soggiorno, gli uffici della Questura non tengono conto del Cud o dell’estratto conto, ma dei contributi Inps, “che spesso, a causa della crisi vengono versati in ritardo dai datori di lavoro”. Con il rischio quindi che il rinnovo non venga concesso. Un’altra questione riguarda il permesso per la ricerca del lavoro: “La legge parla di un periodo che va dai sei ai 12 mesi, ma con la crisi, bisognerebbe estendere questa ”deroga” sempre a un anno”, aggiunge Bazir. Quanto ai ricongiungimenti, “mentre le norme dicono che al ricongiunto si debba dare la carta di soggiorno, a Bologna si tende a concedere solo il permesso familiare”, con un’interpretazione che il coordinamento ritiene restrittiva. I migranti, poi, lamentano carenze dell’ufficio immigrazione. Chi non si presenta al primo appuntamento per un qualsiasi motivo non viene riconvocato e la Questura procede con rigetto; se si perde il bollettino di pagamento, bisogna pagare di nuovo, “perche” la Questura non comunica con le Poste”.
E ancora, l’ufficio immigrazione di via Bovi Campeggi non ha nè il bagno, nè una nursery e “le donne incinta o le mamme devono stare in piedi e non possono nemmeno cambiare il pannolino ai bambini”, aggiunge il Coordinamento migranti. Nella lista dei loro ”desiderata” ci sono inoltre un ufficio relazioni con il pubblico, e una e-mail che funzioni, perchè “quella della Questura è piena e la posta torna indietro. Il risultato è che “ci dobbiamo rivolgere agli avvocati e spendere altro denaro”. Infine, c’è la questione della scuola. “La Questura ha già l’elenco dei ricongiungimenti col numero di ragazzi che dovranno andare a scuola- eccepisce Teresa Rossano insegnante alle Aldrovandi Rubbiani e rappresentante Cobas- dovrebbero comunicarli all’Ufficio scolastico in modo che si possa procedere alla composizione delle classi”. Altrimenti “il rischio è che si torni a fare un esperimento come quello della clesse ponte alle medie Besta dell’anno scorso, che non vogliamo”. Alla manifestazione, ci sono persone che raccontano di lavorare a Bologna da anni, anche dieci o 20 e di rischiare costantemente di essere rimandati nei paesi di origine. Alla fine, però, non sono soddisfatti: “Abbiamo elencato i punti e problemi, ma il vice prefetto ha ritenuto importante riconvocare un tavolo con uffici della Questura, la Prefettura e il Comune per cercare di sanare queste questioni”. Se anche in quell’occasione non ci saranno segnali favorevoli, il Coordinamento tornerà a mobilitarsi. (Dire)

