La Procura impugna il reato di clandestinità

16 set – Per la Procura di Bologna il reato di clandestinità è incostituzionale.

Piazza Trento e Trieste, tramite il Procuratore reggente Massimiliano Serpi, ha deciso di impugnare la norma che lo istituisce. E’ accaduto stamattina in occasione della prima udienza dei Giudici di pace.

Violazione del principio di uguaglianza e del diritto di difesa. Violazione del principio di ragionevolezza della legge, della rieducazione della pena e del buon andamento della pubblica amministrazione: sono le ragioni per le quali la Procura ritiene il reato incostituzionale.

In particolare, per il pm “è ingiustificato che sia punito nello stesso modo” lo straniero che, dopo l’8 agosto viola la legge entrando illegalmente in Italia e chi invece “omette di allontanarsi perché così facendo deve abbandonare tutta una vita”. Inoltre la normativa non prevede nessuna procedura né un termine affinché un irregolare possa lasciare l’Italia in modo legale, e senza per questo autodenunciarsi. Incostituzionale sarebbe anche l’eccezione prevista per la regolarizzazione delle badanti, che non vale per il resto dei lavoratori in nero. Infine, una volta accertato che uno straniero è irregolare, “si aprono contestualmente e automaticamente due distinti procedimenti, l’uno amministrativo e l’altro penale”, con il rischio che si crei “una sorta di corto circuito”.

Il coordinatore dei Giudici di pace Mario Luigi Cocco deciderà entro il 21 ottobre se trasmettere l’istanza alla Corte Costituzionale. Se succedesse, il reato sarebbe congelato fino al pronunciamento dei supremi giudici.

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