28 ago. – La Procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per tutti gli indagati nel caso “Corvo”, perché non avrebbe danneggiato il candidato sindaco Alfredo Cazzola. «Manca la prova di uno specifico nocumento cagionato a Cazzola Alfredo», è la motivazione ufficiale che chiude la vicenda della pubblicazione della visura del casellario giudiziale dell’ex patron del Motor Show – da cui risultava un patteggiamento per evasione fiscale dell’aprile 1999. Non sono più indagati per violazione della privacy, dunque, Alberto Vannini e Marco Zanzi, componenti dello staff del candidato civico Giorgio Guazzaloca; l’ex agente dei servizi Filippo Mineo; il candidato sindaco di Bologna città libera Valerio Monteventi e il candidato consigliere Serafino D’Onofrio. Nel caso di Vannini, la richiesta di archiviazione vale anche per l’accusa di calunnia nei confronti di Mineo.
«Una semplice ricerca sulla rete internet avrebbe consentito di rinvenire ampie cronache di stampa sulla lontana vicenda giudiziaria del Cazzola», ha spiegato il pubbico ministero Luigi Persico, che ha firmato con il Procuratore reggente Massimiliano Serpi la richiesta di archiviazione. In maniera irrituale, il pm entra nel merito del contesto politico in cui è stata aperta l’inchiesta, osservando che sia «il rilevante divario tra i voti ottenuti da Cazzola nella prima tornata di votazioni rispetto ai minori consensi riportati da Guazzaloca, sia il divario dei voti ottenuti da Cazzola nel ballottaggio e i voti ottenuti dal candidato Delbono risultato vincitore, portano ad escludere che le scelte di voto degli stessi elettori siano state direttamente condizionate dalla pubblicazione della fotocopia della famosa “visura”».
Resta aperto il procedimento alla Procura di Catania, da dove è uscita la visura e dove è stata aperta un’inchiesta per rivelazione di segreto d’ufficio, in cui è indagato Mineo.

