La pace tra le mafie per spartirsi l’Emilia Romagna

28 gen. – All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale Emilio Ledonne, nel suo discorso, lancia l’allarme corruzione e infiltrazioni mafiose in regione. L’assenza di episodi violenti da parte della criminalità organizzata non è da leggere secondo il procuratore come un segnale rassicurante ma come “la riprova di quella raggiunta pace mafiosa tra i diversi gruppi, finalizzata a una equa e incruenta spartizione dei territori e degli affari”.

Al centro della preoccupazione delle procure il rapporto delle cosche con l’imprenditoria locale. L’ultima indagine dell’antimafia sul clan dei Casalesi, quella che il 17 gennaio ha portato il Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere a ordinare un sequestro di beni per 65 milioni di euro appartenenti al gruppo di Michele Zagaria, ha “accertato significativi contatti di Zagaria con imprenditori emiliani”. E poi ci sono Rimini, Ravenna, Parma e Ferrara, dove sono state rilevate presenze mafiose. Una valutazione complessiva, dice Ledonne, “porta a ritenere che quelle presenze non sono affatto occasionali” e dimostra una “volontà delle organizzazioni criminali di insediarsi stabilmente nelle province dell’Emilia-Romagna per acquisirne le più importanti attività economiche”.

L’altro focus del discorso del procuratore generale è la corruzione. Il fenomeno che attraversa l’intero paese, al 69esimo posto nella classifica dei paesi più corrotti, non fa eccezione in Emilia Romagna. La vicenda che ha coinvolto la giunta di Parma è emblematica, ma Ledonne riporta anche il numero dei procedimenti per concussione e corruzione iscritti nel 2010 e nel primo semestre 2011: quelli per concussione sono 40, quelli per corruzione 71, di cui sei per corruzione per atti d’ufficio e 65 per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Molti di questi procedimenti non riguardano casi di corruzione di particolare gravità, ma le indagini condotte da alcune procure della regione segnalano “un elevato tasso di inquinamento di alcune strutture pubbliche locali nei settori degli appalti pubblici, della sanita’ e del servizio del trasporto locale”.

In Emilia-Romagna la criminalità organizzata, riporta Ledonne, aveva tentato perfino di mettere le mani su finanziamenti pubblici messi a disposizione degli imprenditori tramite la Regione. Interesse manifestato anche dagli appartenenti del gruppi dell’ex latitante Nicola Acri, catturato a Bologna nel novembre del 2010.

In 12 mesi (dal 1 luglio 2010 al 30 giugno 2011) in Emilia Romagna sono state messe sotto controllo 1483 utenze telefoniche ed eseguite 6545 intercettazione telefoniche ed ambientali. Il 25% di queste intercettazioni sono state richieste dalla Direzione distrettuale antimafia.

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