La legge sul libro sta diventando realtà, le norme dovrebbero entrare in vigore dal 1 novembre prossimo. La legge, che ha il sostegno di tutti i gruppi parlamentari, limita al 15% gli sconti possibili sul costo di copertina delle novità e prevede la possibilità per gli editori di promuovere campagne promozionali per undici mesi all’anno, non a dicembre, mai più lunghe di 30 giorni.
I piccoli editori e le librerie indipendenti bocciano la legge, non è abbastanza per difenderli dai privilegi dovuti alla posizione dominante dei grandi gruppi editoriali e dagli sconti fantasmagorici degli ipermercati. Propongono come esempio quanto avviene all’estero, il 5% previsto dalla legge sul libro francese, oppure il divieto di sconti sul prezzo di copertina come in Germania.
Il titolare della legge Ricardo Levi, deputato pd, sostiene che il testo è una buona mediazione tra diversi interessi.
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Per Emilia Lodigiani, editore di Iperborea, il punto non è la difesa degli interessi economici di editori grandi, piccoli o medi, ma la difesa dell’interesse del cittadino. All’estero, ha spiegato ai nostri microfoni, le leggi sul libro nascono per favorire la lettura, non per difendere questo o quel gruppo. Per questo boccia la legge, in particolare le promozioni possibili su ogni collana, per 11 mesi.
Di parere opposto Antonio Bagnoli, fondatore e direttore editoriale di Pendragon, per cui la legge non sarà d’aiuto per le piccole realtà schiacciate dai grandi gruppi.
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L’Associazione Librai Italiani sostiene invece questa legge, come spiega il presidente di Ali Paolo Pisanti.
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Da poco è nata un’altra associazione, Liberilibrai, che contesta le scelte sostenute da Ali. Tra i fondatori il libraio di Piacenza Romano Gobbi.
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