3 ott. – Gli orchestrali del Teatro comunale che hanno rifiutato di suonare gratis in memoria di Pavarotti hanno «inferto un colpo a tutta la città». Li rimprovera così il vicesindaco Claudio Merighi, che, parlando a nome della giunta, accusa i musicisti di «comportamento corporativo che offende tutti i bolognesi». «L’amministrazione comunale si è sempre fatta carico del passivo del Teatro, utilizzando i soldi dei cittadini – sottolinea Merighi – Come ringraziamento gli orchestrali hanno preferito boicottare un evento che avrebbe aiutato i bolognesi a pagare i loro stipendi».
«Del passivo del Teatro comunale di Bologna non hanno certo colpa i lavoratori», fa notare l’Italia dei Valori per voce di Paolo Nanni, consigliere regionale e vicepresidente della commissione Cultura, che invita Merighi a guardare dalle parti della «gestione» dell’ente, senza però fare il nome del sovrintendente Marco Tutino. Sulla vicenda, lo stesso Tutino, interpellato dall’agenzia di stampa “Dire” ha dichiarato solo: «Si commenta da sola» e non ha voluto anticipare se avrà ripercussioni sulla trattativa sindacale in corso per il piano di rilancio del Teatro. Il 6 ottobre è previsto il primo incontro tra il Comune, l’ente lirico e i sindacati. Nei giorni scorsi, però, il sovrintendente aveva «un contratto capestro, da rivedere» quello che lega gli orchestrali al Teatro comunale.
Quelle di Merighi «sono parole pesanti e preoccupanti», commenta Enrico Baldotto, segretario cittadino della Fials-Cisal, preoccupato per quelle definisce un «mettere le mani avanti rispetto alla trattativa di martedì». I sindacati si preparano all’incontro del 6 con l’intenzione di ascoltare e dare un contributo: «Vogliamo capire prima di tutto come è strutturata la proposta di rilancio del teatro- spiega Baldotto- ed eventualmente presentare delle nostre proposte per risparmiare risorse».
L’evento, fissato per il 12 ottobre dall’assessore alla cultura Nicoletta Mantovani, vedova Pavarotti, è stato salvato in extremis dall’Art Teatro di Mantova, dopo la defezione dell’orchestra Puccini che in un primo momento aveva dato disponibilità a sostituire i bolognesi.

