Fin dal 2003 il modenese e il ferrarese sono stati classificati come “zona sismica”. Come ci ha spiegato Romano Camassi, siamo passati da una sostanziale non classificazione a una “zona 3”, cioè un territorio a “medio rischio”, con un’attività sismica storica nota e capace, come abbiamo visto, di provocare danni ingenti. Ma non possiamo pensare a quella normativa come a una storia che prevede un prima e un dopo 2003. La situazione è molto più complessa.
Marco Mucciarelli del Dipartimento di strutture, geotecnica, geologia applicata dell’Università della Basilicata ricorda come i dati che sono alla base della cosiddetta riclassificazione del 2003 erano noti già da alcuni anni. Sono rimasti a giacere in un “cassetto del ministero (delle Infrastrutture ndr.” finché il terremoto del 2002 che ha colpito il Molise uccidendo 27 alunni e un’insegnante della scuola di San Giuliano di Puglia non li hanno fatti riemergere e trasformarsi in una vera e propria ordinanza.
E’ questa ordinanza che per la prima volta classifica come “sismici” i territori colpiti dal terremoto in questi giorni. Una situazione ribadita anche da una seconda ordinanza sulla materia uscita nel 2007. A queste ordinanze, che indicano dove si può e dove non si può costruire, si affiancano fin dal 2003 le norme che indicano come si deve costruire. Questo, però, non implica automaticamente che tutti gli edifici costruiti a partire dal 2003 nel modenese e nel ferrarese siano necessariamente a norma. “Fin dal 2003, infatti, è uscita anche un’altra ordinanza”, spiega Mucciarelli, “per la quale era possibile che chi costruiva poteva scegliere se applicare le norme per la costruzione più restrittive oppure no“. E’ come se contemporaneamente vigessero due norme che dicono che il limite di alcol nel sangue per chi si mette alla guida è di 0,5 oppure di 0,2 e quando i vigili ci fanno l’etilometro possiamo scegliere quale parametro applicare”. Immagiamo quali possano essere state le scelte fatte… Ecco la voce di Marco Mucciarelli a questo riguardo:
Questo regime di “covigenza” si è concluso nel 2009, in seguito al terremoto che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo. Da allora la deroga alle norme di costruzione per i territori classificati come sismici è caduta. Marco Mucciarelli non esclude che questo regime di “doppia legge” possa avere una qualche rilevanza per il patrimonio edilizio colpito dai terremoti del 20 e 29 maggio. In queste zone l’obbligo vero e proprio di costruire secondo rigidi criteri di sicurezza anitsismica arriva solamente tre anni fa.
Accanto alla classificazione dei territori comunali del 2003 esiste anche un altro strumento importante ma poco noto che aiuta a capire meglio, quasi punto per punto, il reale rischio sismico di un comune. E’ quella che si chiama microzonazione, ovvero una mappatura per certi versi più raffinata di quella della mappa di pericolosità che determina la classificazione. “La microzonazione indica di quale fattore dobbiamo moltiplicare il valore che ci arriva dalla mappa di pericolosità stessa”, spiega Mucciarelli, “e questo fattore dipende dal tipo di terreno su cui si trova l’edificio“. Il terreno modenese, per esempio, per la sua natura amplifica gli effetti di un terremoto, a differenza di altri per cui questo fattore è nullo. La Regione Emilia-Romagna è più avanti di altre sue questo punto, ma racconta Marco Mucciarelli, è un obbligo che investe tutti i comuni classificati come sismici d’Italia:
Marco Boscolo

