24 nov. – “Che cosa ho fatto a quelli del Pd?” si chiede l’assessore Alberto Ronchi uscendo dalla Commissione Affari Istituzionali che ha appena rinviato la decisione sulla trasformazione della Cineteca in Fondazione. La richiesta di stop è stata fatta esplicitamente dalla consigliera del Pd Rossella Lama, mentre un’altra consigliera Pd, Raffaella Santi Casali, è stata sentita sbottare: “Io questo non lo voto” da qualche collega. Quindi, invece di arrivare in Consiglio Comunale, il prossimo giovedì 1 dicembre l’approvazione dovrà tornare in commissione.
“Questa è la prima volta che il Comune trasferisce patrimonio ad una fondazione” dice Lama, spiegando la sua scelta. L’assessore alla Cultura pensa però che ci sia qualcos’altro sotto e, a quanto riferiscono i presenti, avrebbe subito avvertito: “Se ci sono altre questioni non legate alla cineteca ditelo”.
Alla Cineteca di Bologna trasformata in Fondazione, secondo il piano del Comune, dovrebbero andare cinque immobili: gli uffici, la sala Cervi, la sala mostra, il laboratorio di via Riva di Reno. Come pure la biblioteca Renzo Renzi e il cinema Lumiere di via Azzo Gardino, il cinema Europa e la foresteria di via Pietralata, l’archivio film di via dell’Industria e il nuovo archivio film nitrati che si sta relizzando in via Vizzano. La Cineteca, poi, diventerà proprietaria del 100% de “L’immagine ritrovata”, di tutto il materiale in archivio, dai libri, alle colonne sonore, dalle foto ai fondi fino, ovviamente, alle pellicole, nonchè dei diritti di sfruttamento economico sui beni culturali. Visto che una delle attività preponderanti della fondazione deve essere il restauro, le saranno date in proprietà anche le attrezzature per farlo, e anche tutti i macchinari, gli impianti, i mobili, gli arredi e le attrezzature e i sistemi informatici.
Nello Statuto si prevede che, nei primi tre anni, oltre al Comune di Bologna possano entrare altri soci fondatori, che versino nel patrimonio 500.000 euro e diano un contributo annuo non inferiore a 250.000 euro.

