La fine di un regno

7 nov. – Non molla per ora Silvio Berlusconi. Ha deciso, andrà al voto martedì alla Camera e poi chiederà la fiducia sul maxiemendamento al Senato. E’ convinto che sia il modo più sicuro per lui per poter gestire la fase post-dimissioni. Il fattore tempo sfavorisce la sua compagine, sfarinandola, ma a lui può fare gioco. Quando in mattinata hanno cominciato a diffondersi voci sulle sue dimissioni la borsa di Milano è risalita e il differenziale tra Btp e bund tedeschi si è ristretto. Per poi tornare ad allargarsi appena è arrivata la smentita. Come dicono alcuni analisti economici, l’uscita di scena di Silvio varrebbe, in positivo, cento punti di differenziale del costo del debito. Tutto sulle nostre spalle. Due fedelissimi del cavaliere Giuliano Ferrara e Franco Bechis, vice direttore di Libero, ci hanno dato una mano ad averne la prova, sono stati loro infatti a diffondere le voci di dimissioni.

La riunione di famiglia di questa mattina, con i figli e il presidente di Mediaset Confalonieri, aggiunge alla drammaticità di queste giornate le tinte antiche del tramonto di un regno: attorno al caminetto si discute delle conseguenze della fine dell’avventura politica di Papi sui beni di famiglia. Non sarà indolore perdere l’atout pesante costituito da un pater familias capo dell’esecutivo. Tanto che si mormora come seduti attorno al tavolo di casa Berlusconi Fedele Confalonieri spingesse per le dimissioni, mentre frenasse Marina, mastino da guardia di Mondadori, unico vero delfino di Silvio.

Il prezzo che noi cittadini paghiamo per tutto questo è altissimo, in termini economici, culturali, valoriali. E’ impressionante il dato di un sondaggio Demos pubblicato oggi da Repubblica: il 22,7% degli intervistati pensa che “autoritario o democratico per me non fa molta differenza”. Un segnale allarmante di quanto la sfiducia verso gli uomini e le donne che fanno politica stia tracimando in sfiducia verso le istituzioni che rappresentano. Una strada molto pericolosa, che porta alla delegittimazione della democrazia stessa.

Lucia Manassi

ps: #AEIOUY, date un’occhiata a twitter e vi fate due risate

 

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