La febbre del fare


Fin da quando lo vidi in fase di lavorazione, circa sei mesi fa, ero convinto che il documentario di Rossi e Mellara, che verrà presentato al pubblico il prossimo 24 febbraio al Lumiere, fosse non solo bello, ma necessario. I fatti recenti della città lo hanno ampiamente dimostrato. Ora ci sarebbe da parlare del film, ma mi sono accorto che quello che volevo dire l’ha già detto, e bene, Michele Pompei sul suo blog Bonobo, ultimo nato della costellazione rcdc.it. Non serve aggiungere altro, buona lettura e buona visione.

Paolo Soglia

p.s.
se proprio siete pigri e non avete cliccato il link del post, l’articolo di Michele Pompei eccolo qui:

Alla fine della proiezione verrebbe da chiedersi: ma è necessaria un’altra guerra mondiale per riportare nel consorzio umano, almeno quello bolognese, un po’ di senso della cosa pubblica? Già, perché lo splendido documentario di Michele Mellara e Alessandro Rossi, ‘La febbre del fare‘, una ricostruzione della storia amministrativa di questa città, dal 1945 al 1980, questo ci spinge a pensare. Hai voglia a non fare il confronto con i mala tempora che corrono sgangheratamente sotto questo cielo. Non è questione di nostalgia. Non tema Gianluca Farinelli, anche perché chi scrive, quando Dozza venne proclamato sindaco dal Comitato di Liberazione Nazionale, non era ancora nato. C’è che dal documentario di Rossi e Mellara, proiettato oggi in anteprima, concetti come Civiltà, Solidarietà, Senso dello stato (o della comunità) emergono chiari e netti. E da questa evidenza non possiamo che trarre la profonda distanza che oggi ci separa da loro, dagli usi e costumi, dalle scale di valori, dall’idea di pubblica amministrazione a cui il nostro triste convento ci ha abituati in questi ultimi decenni. Certo è un caso che la proiezione sia avvenuta a pochi giorni dallo scioglimento della giunta e dall’arrivo del commissario (alla quale facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, per il bene di tutti). Ed è pura coincidenza che Mario Giovannini ci parli del conflitto di interesse che gli impedì di continuare ad essere il segretario particolare di Dozza, perché decise di convolore a nozze con la dolce e compianta Luce, figlia del Primo Cittadino. E’ un caso che la ex assessore Adriana Lodi, a proposito di una sua trasferta in Danimarca (insieme ad una esponente dell’opposizione) dichiari che i viaggi all’estero erano cosa rara ed eccezionale e che per risparmiare si erano fatte ospitare a casa di un amico a Copenaghen. E’ un caso che un giornalista inglese si stupisse di quanto fosse basso lo stipendio del sindaco Fanti. E’ un caso. Ma nessuno ci può impedire di pensare che un diverso approccio alla gestione della cosa pubblica fosse possibile e venisse praticato. Niente di più, niente di meno, senza indulgere in nostalgie. Comunque sia, il documentario verrà proiettato il prossimo 24 febbraio all’interno di Visioni Italiane e ognuno di voi si farà una sua opinione. Io so solo, che per tanti motivi, l’ho trovato magnificamente istruttivo e sorprendentemente straziante.

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