10 mag. – Raffaele Donini sceglie un bar sotto le due torri per presentare la propria candidatura alla segreteria provinciale del Pd bolognese. “Mi sento un po’ come Forrest Gump – dice – All’inizio correvo da solo, adesso mi stanno seguendo tutti”. E si riferisce alle tre mozioni di Bersani, Franceschini e Marino che si sono confrontate nel congresso regionale ma che adesso sembrano convergere sulla sua figura.
“Devo raccogliere 724 firme tra i tesserati del partito per poter presentare la mia candidatura e lo farò andando in piazze, mercati, scuole, circoli e università”. Per questo da domani fino al 21 maggio, scadenza per la presentazione delle firme, Donini girerà personalmente la città cercando il confronto “anche con chi è deluso o critico nei nostri confronti”.Sulla situazione interna del Pd Donini ha invece chiesto a tutti di superare la “sindrome del ’99”, quei dissapori e quelle contrapposizioni che hanno contribuito a creare distacco tra il partito e la città.
“Mi rendo conto che sarà un’impresa, il più grande disarmo dai tempi di Reagan e Gorbaciov“, chiude scherzosamente ma non troppo.
E intanto Donini incassa il sostegno di Simone Gamberini e Matteo Lepore, i trentenni del documento “Per Bologna, adesso”. Suo unico concorrente rimane per il momento Pierluigi Licciardello, candidato dai “400 autoconvocati” di Andrea De Pasquale.

