19 mar. – Nove anni fa veniva ucciso Marco Biagi. Il giuslavorista che aveva partecipato alla creazione del Libro bianco sul lavoro venne raggiunto (era senza scorta) dai colpi di pistola del commando delle nuove Brigate Rosse davanti al portone di casa in via Valdonica.
Alle 14.30 è stata deposta una corona in piazzetta Marco Biagi accanto alla casa del professore. E per la prima volta alla deposizione ha partecipato anche la vedova di Biagi, la signora Marina che è rimasta un passo indietro le autorità istituzionali. C’era il ministro Maurizio Sacconi (amico di Biagi) che ha parlato con il figlio Lorenzo. C’erano anche il commissario Annamaria Cancellieri, la presidente della Provincia Beatrice Draghetti, il procuratore aggiunto Valter Giovannini, il candidato del centro sinistra Virginio Merola e i rappresentanti dei tre sindacati Cgil, Cisl e Uil. I ministri Roberto Maroni e Sacconi erano presenti nella sede del Resto del Carlino alla premiazione del premio intitolato al professore. In serata invece consueta staffetta ciclistica che ha segue l’ultimo tragitto che Biagi fece quella sera dalla stazione ferroviaria (rientrava da Modena) a casa sua.
L’azione di Biagi secondo Sacconi si vede nel risultato degli accordi di Mirafiori e Pomigliano che stanno nel solco delle sue idee. Per il candidato Merola il giuslavorista ha pagato con la vita “l’aver svolto il proprio dovere”. Il consigliere provinciale dell’Idv Paolo Nanni è l’unica voce parzialmente fuori dal coro: “giusto il ricordo – ha scritto in una nota – ma non facciamone un eroe. Quel progetto di flex-security è fallito, perché è rimasto solo il precariato, mentre nulla è stato fatto per il nuovo welfare. La responsabilità di questo fallimento sta tutto in chi, nel nome di Biagi, ha stravolto le sue idee trasformandole in mera propaganda”.

