4 set. – Le prime analisi dell’ambasciatore Usa Richard Gardner indicavano l’estrema destra come responsabile della strage alla stazione di Bologna. Nell’agosto del 1980 gli Stati Uniti si dimostrarono estremamente preoccupati della tenuta del governo Cossiga.
E’ quello che emerge dai 32 documenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, compresi tra il 2 agosto e il 19 settembre 1980, dei quali il quotidiano la Stampa ha ottenuto dopo due anni e due settimane la declassificazione nel rispetto delle norme sul Freedom of Information Act.
Nelle prime ore l’attenzione delle informative è sulla presenza di possibili vittime Usa nell’attentato, che non ci furono. Poi le analisi. Dalla sede dell’ambasciata americana in Via Veneto è l’ambasciatore Richard Gardner che scrive un telegramma al Segretario di Stato Ed Muskie: “In Italia un attentato dinamitardo terrorista suggerisce una responsabilità di estrema destra“. Tra le ragioni indicate le somiglianze con gli attentati di Piazza Fontana e dell’Italicus. Gardner prosegue: “Siamo inclini ad accettare l’ipotesi neofascista”. Viene però riportata anche l’ipotesi di Pietro Longo, allora segretario del Psdi, che parla di una responsabilità forse libica.
Le informative successive insistono sulle tensioni politiche innescate dalla strage e sulla debolezza del governo Cossiga (Dc, Psi, Pri) attaccato dalle accuse del segretario del Pci Enrico Berlinguer.

