La BR Blefari si suicida a Rebibbia, scontava l’ergastolo per l’omicidio Biagi

1 nov. – La neo brigatista Diana Blefari Melazzi, condannata all’ergastolo per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, si è impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna – secondo quanto si è appreso – era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell’accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che – si è inoltre appreso – avrebbero sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si è impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza però riuscirvi.

“Quella di Diana Blefari Melazzi è stata una morte annunciata, un suicidio di cui c’erano tutti i segnali”. Lo ha detto l’avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all’avvocato Valerio Spigarelli, della brigatista suicida oggi nel carcere di Rebibbia a Roma. L’avvocato Caterina Calia ricorda “le battaglie che da almeno 4 anni stiamo facendo a colpi di perizie per Blefari Melazzi”. “Era una donna ammalata – aggiunge l’avvocato – soffriva di un profondo disagio e aveva bisogno di cure adeguate e di stare in luoghi adeguati che non erano certo il carcere”.

La procura di Roma ha aperto un’ inchiesta per chiarire le cause del suicidio della brigatista Diana Blefari Melazzi, che si è impiccata ieri sera in una cella del carcere romano di Rebibbia. Blefari, a quanto si è appreso, era in transito nel penitenziario romano, dove era in isolamento, proveniente dal carcere fiorentino di Sollicciano dove stava scontando, tra l’altro, la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio Biagi. Ieri le era stato notificato il provvedimento della condanna definitiva emessa dalla Prima corte di Cassazione per l’omicidio del giuslavorista bolognese. Il pm Maria Cristina Palaia ha aperto, per ora, un fascicolo cosiddetto “modello 45” ossia senza indagati e ha disposto l’autopsia. L’indagine per ora è senza indagati ma la procura potrebbe riesaminare l’intero iter giudiziario della Blefari in considerazione della sua presunta patologia psichica, come emerso in questi anni dalle numerose richieste di consulenze. Secondo la difesa della brigatista nel corso di questi anni un consulente di parte aveva anche accertato “un rischio suicidio” per Blefari che in carcere, sempre secondo le difese, aveva assunto un atteggiamento di isolamento totale, non parlava con le altre detenute, spesso rifiutava il cibo. Tutte le consulenze tuttavia, sono state sempre valutate dai magistrati che hanno sempre sentenziato la capacità di stare in giudizio della Blefari. Blefari, per gli inquirenti, avrebbe ancora potuto svelare molti punti ancora oscuri delle nuove brigate rosse a cominciare dalle armi e dal nascondiglio dove sarebbero state celate tra queste la pistola usata per uccidere Biagi e D’Antona. Blefari era l’affittuaria a Roma del covo di via Montecuccoli dove fu trovato anche l’archivio informatico delle Br decritatto poi anche grazie alle password fornite dalla ex brigatista, poi collaboratrice di giustizia, Cinzia Banelli.

L’ultima visita di uno psichiatra, per constatare il suo stato emotivo “fortemente provato“, la neobrigatista Diana Blefari Melazzi, suicidatasi ieri sera nel carcere di Rebibbia, l’ha ricevuta due giorni fa nella sua cella. Secondo quanto si è appreso lo psichiatra avrebbe accertato “un forte stato di prostrazione”. Diana Blefari Melazzi, caduta durante la detenzione in uno stato di profonda depressione, era già stata sottoposta nell’ aprile scorso ad una perizia psichiatrica.

Diana Blefari Melazzi aveva forse deciso di svelare elementi ritenuti utili agli investigatori per far luce sugli omicidi D’Antona e Biagi e giungere alla individuazione di altri personaggi coinvolti nell’organizzazione denominata Nuove Brigate Rosse. La brigatista, a quanto si è appreso, doveva rispondere nei prossimi giorni, in particolare, alle domande del pm Erminio Amelio, su Massimo Papini arrestato il 2 ottobre scorso. Papini, 34 anni, romano, era stato arrestato con l’accusa di partecipazione a banda armata delle Br-partito comunista combattente. Su Papini indaga anche la Procura di Bologna per la partecipazione all’omicidio di Marco Biagi. Papini, per gli investigatori, sarebbe stato legato a Blefari e l’avrebbe accompagnata all’internet point dove la donna fece partire la rivendicazione dell’omicidio del giuslavorista. Papini era legato sentimentalmente alla Blefari e l’avrebbe, secondo la procura, accompagnata nell’attività di organizzazione del gruppo, come nell’ inchiesta che venne effettuata dai brigatisti per conoscere le abitudini di Biagi. Il pm Amelio aveva intenzione di sentire Blefari sul sistema di criptazione cosiddetto Pgp dei documenti trovati nel covo di via Montecuccoli cercando riscontri in merito.

(ANSA)

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.