5 ago. Non fu colpa dell’altalena del parco John Lennon, mai dei cavi usurati che la reggevano. Non fu responsabilità quindi della ditta costruttrice ma di chi doveva controllarne la manutenzione.
E’ questa la conclusione a cui è arrivata la perizia della Procura di Bologna affidata a Alessandro Cocchi, ordinario di Fisica tecnica dell’Alma Mater.
Lo studio infatti stabilisce che la rottura della corda dell’altalena è avvenuta, il 19 luglio scorso, dopo una prolungata usura. Da quel giorno Karim, il bimbo tunisino di 7 anni, è in coma.
Se la perizia quindi sembra scagionare la ditta Holzhof di Trento, che ha costruito il gioco, rende più complicata la posizione di chi aveva la responsabilità dei controlli e della manutenzione. Per questo ci sono margini per procedere per non avveduta manutenzione nei riguardi dei soggetti deputati ai controlli.
L’inchiesta, curata dal pm Morena Plazzi, conta otto indagati: la ditta Holzhof (che a questo punto potrebbe uscire di scena) più altre sette persone tra cui il dirigente del settore verde del Comune di Bologna, Roberto Diolaiti.
Avvisi di garanzia furono inviati anche ai legali rappresentanti delle cooperative Manutencoop, Avola, Operosa e Agri 2000, tutte rientranti nel contratto con cui Palazzo d’Accursio appalta la gestione del vesde e dei parchi pubblici. Completanto la lista due tecnici, tra cui Diolaiti, e un perito agrario di Agri 2000, che doveva eseguire materialmente la manutenzione di verifica del parco.
“Aspettiamo di leggere la perizia e vediamo – fa sapere il padre di Karim – Certo per noi non cambia nulla, visto che per il bambino non è cambiato niente.” Karim si trova ancora nell‘ospedale di riabilitazione di San Giorgio a Ferrara e la famiglia vive in una casa messa a disposizione dal Comune. Ma il padre si trova in cassa integrazione ed è costretto a fare “salti mortali”.

