Bologna, 13 mar. – “E’ stato un errore lasciare libertà di coscienza perché questo non è un fatto di coscienza”. Matteo Richetti, parlamentare renziano del Pd, critica la scelta del suo partito che ha portato alla bocciatura degli ordini del giorno sull’alternanza di genere nelle liste dell’Italicum. “Come intendiamo la rappresentanza democratica degli italiani nel Parlamento non è un fatto di coscienza” attacca Richetti che si dice fiducioso che la brutta pagina scritta lunedì alla Camera possa essere corretta al Senato.
“Non mi piace il termine ‘quote rosa‘ però io credo che la legge elettorale dovesse assicurare parità di genere alla rappresentanza che si dà in Parlamento” attacca Richetti. Pur difendendo l’impianto dell’Italicum, la nuova legge elettorale frutto dell’accordo tra il Pd di Renzi, la Forza Italia di Berlusconi e il Nuovo Centro Destra di Alfano, il deputato renziano è dell’idea che fosse necessario approvare i tre ordini del giorno presentati in maniera bi partisan dal molte deputate, e fortemente voluti da una parte delle elette del Pd. Uno chiedeva di imporre la parità e l’alternanza di genere all’interno delle delle liste nei nuovi collegi plurinominali; un altro introduceva la parità di genere tra i capilista; un altro ancora, giudicato “soft”, chiedeva di imporre il 60-40 (comunque a favore degli uomini) nei capolista. Tutti bocciati: determinante anche il voto di decine e decine (c’è chi parla di 60, Richetti dice 45) deputati democratici.
La speranza di Richetti è che al Senato, dove a breve inizierà l’iter dell’Italicum si possano apportare le opportune modifiche che recepiscano, almeno in parte, gli emendamenti presentati e bocciati alla Camera. “Il Governo non era in pericolo” dice ancora Richetti.
Proprio al Senato approda oggi la discussione sulla legge elettorale per le prossime elezioni europee. C’è da mettere mano ad una norma, risalente al 2004 e valida per due turni elettorali, che imponeva il tetto di almeno un 1/3 di genere diverso nelle liste. “Noi abbiamo presentato mesi fa un disegno di legge sull’introduzione delle preferenze di genere e sulla parità di genere nelle liste” dice la senatrice del Pd Rita Ghedini. La preoccupazione di Ghedini è che si ripeta quanto accaduto sull’Italicum: “Sembra che i disegni di legge destinati a proporre la parità di genere nelle elezioni debbano essere sempre oggetto di strumentalità politiche – dice Ghedini -. I cosiddetti ‘partiti minori’ stanno ponendo una questione che non è oggetto della norma proposta e cioè chiedono di utilizzare questo veicolo per abbassare le soglie di eleggibilità al Parlamento europeo”. Al momento la soglia è fissata al 4% e la richiesta è di azzerarla. Non nasconde il fastidio Ghedini: “Ogni volta che si discute di una questione che riguarda le pari opportunità e in particolare la rappresentanza di genere nelle istituzioni altri interessi politici vengano frapposti”. “Nessuna forza politica si è dichiarata apertamente contraria” ricorda Ghedini che comunque non esclude una replica di quanto accaduto alla Camera sull’Italicum.
Tornado a lunedì e alla bocciatura dei tre ordini del giorno sull’Italicum, non è facile facile trovare un esponente democratico che rivendichi la bocciatura. Tra i parlamentari Pd si sussurra che ci sarebbe chi, votando ‘no’, avrebbe voluto mandare un segnale di sostegno al segretario Renzi (artefice dell’accordo con Alfano e Berlusconi). Chi, invece, lo avrebbe fatto per paura personale di perdere il posto in caso di elezioni: più donne per legge in lista significa meno uomini e in alcuni avrebbero avuto paura di essere esclusi. E c’è anche chi, secondo Carlo Galli (che ha votato ‘sì’ a tutti e tre gli odg), lo avrebbe fatto per maschilismo.
Domani, venerdì 14 marzo, alle 18, al circolo Pd Passepartout di via Galliera 25, la Conferenza Donne del Partito democratico ha organizzato un incontro con i parlamentari eletti sul territorio per parlare proprio di quanto accaduto lunedì scorso. La coordinatrice Federica Mazzoni bolla come “indecente” la triplice bocciatura.


