Ebbene: che il calcio (italiano) poco o nulla abbia a che vedere coi sacri principi di sportività e lealtà è cosa risaputa. Questo comunque non impedisce il montare di una interessata indignazione per la sottomissione dei giocatori della Lazio al volere dei propri tifosi, ansiosi di perdere con l’Inter per non vedere sulla maglia degli odiati rivali romanisti il simbolo dello scudetto.
Gli ultras laziali hanno imposto la sconfitta casalinga alla loro squadra con un messaggio intimidatorio e mafioso: “se vincete ve meniamo”. Non solo, hanno voluto che il tutto fosse fatto alla luce del sole, rinunciando alla consueta ipocrisia che come melassa viene sparsa a piene mani in queste occasioni. No, doveva essere chiaro per far capire a tutti che a Roma (fronte Lazio) comandano loro (non che i romanisti siano da meno, il 21 marzo 2004 fecero irruzione in campo e “comandarono” la sospensione di un derby..). Di solito per salvare la faccia si parla di squadre con “meno motivazioni” che soccombono nei confronti di coloro che sono spinti da “un obiettivo”.
Tutte balle: un Lecce già retrocesso vinse a casa della Roma nella stagione 85/86, cosa che ha fatto anche recentemente la Lazio scucendo dalla maglia uno scudetto già quasi vinto dall’inter di Cuper e Ronaldo pochi anni orsono. E che dire del Perugia totalmente “demotivato” che nel 2000 battè la Juventus con un gol di Calori sotto il diluvio universale?
Dunque non contano le motivazioni, ma gli accordi. Dove le mettiamo le consuete partite di fine stagione più o meno taroccate, con squadre teoricamente più forti che si squagliano come neve al sole regalando punti di qua e di là per muti e impliciti accordi tra colleghi giocatori o per più “inconfessabili” contropartite tra società calcistiche?
Adesso tutti si stracciano le vesti, fioccano le dichiarazioni e perfino le interrogazioni parlamentari. Insomma, l’indignazione pallonara arriva sempre fuori tempo massimo e solo quando il velo di ipocrisia viene squarciato rendendo impossibile coprire tutto sotto il tappeto.
Paolo Soglia


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