Io sto con la sposa: da Milano a Stoccolma per la salvezza dei rifugiati

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20 mag. – Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica siriana che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati.  È la sinossi di un film impegnato, un’avventura visionaria degna del tenore di Underground di Emir Kusturica, ma è anche – e soprattutto – una storia vera: Io sto con la sposa, infatti, è un docufilm che racconta il viaggio di tremila chilometri svoltosi tra il 14 e il 18 novembre 2013 da ventitrè ragazzi e ragazze italiani, palestinesi e siriani. Chi con i documenti e chi no, ma tutti elegantissimi come se dovessero partecipare ad un vero matrimonio. Un’azione politica per dire basta alle morti in frontiera del Mediterraneo, “vittime di leggi alle quali è arrivato il momento di disobbedire”. Una storia commovente ad opera del giornalista e fondatore di Fortress Europe  Gabriele Del Grande; del regista Antonio Augugliaro e del giornalista siriano palestinese Khaled Soliman Al Nassiry.

 

“Al momento dell’uscita del film, potremmo essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma siamo pronti a correre il rischio. Perché abbiamo visto la guerra in Siria con i nostri occhi, e aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ci fa sentire dalla parte del giusto”, dicono i registi. Il film è nato senza nessun produttore alle spalle: per questo è partita una campagna di crowdfunding per recuperare 75.000 euro, metà di quelli necessari al montaggio e alla distribuzione, che rimarrà aperta fino al 17 luglio. L’obiettivo degli autori, oltre alla distribuzione nelle sale in autunno, è quello di portare Io sto con la sposa ai festival cinematografici, per raggiungere più persone possibile e “dimostrare che questo amato Mediterraneo non sia soltanto un cimitero, ma che possa ancora essere il mare che ci unisce”.

Gabriele Del Grande ha parlato con noi in onda questa mattina:

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