Invasioni di campo


La notizia battuta ieri dall’Ansa è stringata: “Giocavano a calcetto senza autorizzazione in un campo sportivo a Reggio Emilia. Quando i carabinieri sono intervenuti ieri pomeriggio (martedì 10, ndr) hanno scoperto che dei venti ‘calciatori’, tutti egiziani, impegnati in un quadrangolare, solo due erano in regola con il permesso di soggiorno. Gli altri 18 sono stati condotti in caserma: quattro di loro, fra i 19 e i 30 anni, sono stati arrestati perché già colpiti da provvedimenti di espulsione, per gli altri 14 sono scattate le procedure di espulsione dall’Italia.”

Una “breve” di cronaca, che molto probabilmente non è andata oltre qualche trafiletto all’interno di fogli locali. Eppure c’è di che riflettere: fino a poco tempo fa’ la condizione di “clandestinità” assumeva una dimensione “pericolosa”, e quindi sanzionabile, perché veniva associata ad altre forma di devianza. Immigrato clandestino = delinquente. Il fatto che in gran parte dei casi non vi fosse alcuna correlazione tra le due condizioni non è rilevante, bastava che una condizione (l’immigrazione non certificata) presupponesse la propensione inevitabile a “delinquere”.

Il salto di qualità culturale e politico compiuto dall’attuale esecutivo è quello di omettere anche la presunzione di devianza delinquenziale: la condizione di “clandestinità” diventa così un crimine in sè, a prescindere. Sia che stiate percorrendo un corridoio d’ospedale per farvi curare, o che siate impegnati nella dopolavoristica partita di calcetto. La delazione è incoraggiata e la retata può scattare in qualsiasi momento.

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