Interviste tv. La Corte dei Conti contesta 100mila euro ai consiglieri regionali

5 lug. – Le interviste che i consiglieri della Regione Emilia-Romagna per anni hanno fatto in televisione erano in realta’ pubblicita’ mascherata. Finte interviste che nascondevano un messaggio pubblicitario per far conoscere l’attivita’ del proprio partito. E in quanto tali erano illecite: la delibera dell’Assemblea legislativa che disciplina le spese dei gruppi prevede sì la possibilita’ di usare i soldi della Regione per spese pubblicitarie, ma non per pagare un messaggio pubblicitario illecito.

E’ questo, a quanto apprende l’agenzia ‘Dire’, il nocciolo delle contestazioni che la Procura della Corte dei conti dell’Emilia-Romagna ha mosso a sette capigruppo della Regione (l’unico non coinvolto e’ l’Idv), a cui tra ieri e oggi è arrivato un invito a dedurre (equivalente all’avviso di fineindagine nel penale) per la vicenda delle interviste a pagamento esplosa l’estate scorsa. I consiglieri potevano pagare cartelloni e manifesti, oppure anche messaggi promozionali a pagamento da mandare in televisione- è il nocciolo della contestazione della Procura contabile- ma dovevano essere dichiarati come tali.

La spesa contestata si aggira intorno ai 100.000 euro in tre anni (dal 2010 al 2012). Quei soldi sarebbero stati spesi lecitamente se le apparizioni in tv fossero state fatte passare (e pagate) come messaggi pubblicitari. Invece venivano ‘spacciate’ per interviste e quindi erano illecite, come ha stabilito nell’autunno scorso anche l’Agcom.

Il pagamento con i fondi dei gruppi consiliari regionali, cioè soldi pubblici, per i pm contabili configura il danno erariale. Le contestazioni sono state mosse ai sette gruppi interessati: Pd, Pdl, lega, Udc, Movimento 5 Stelle, Federazione della Sinistra e Sel. Comune a tutti e’ il fatto che quelle interviste nascondevano un messaggio pubblicitario mascherato e in quanto tali erano illecite, cosi’ come illeciti erano i contratti firmati con le televisioni coinvolte.

Ora i capigruppo (ne rispondono loro in persona perche’ sono stati loro a vistare le spese per le interviste) hanno 30 giorni di tempo per ‘discolparsi‘: possono far avere memorie e deduzioni alla Procura, oppure chiedere di essere ascoltati.  Passata questa finestra di tempo, la Procura contabile ha altri due mesi di tempo per decidere che fare: se citare a processo (inviando ai singoli capigruppo una citazione a giudizio) davanti alla Corte dei conti, oppure archiviare il procedimento.

Tutti i capigruppo annunciano in una nota congiunta di essere al lavoro per una risposta comune alla sezione di controllo della Corte dei conti che lo scorso 12 giugno ha chiesto ai gruppi ulteriori delucidazioni sui rendiconti 2012, dopo aver ricevuto i materiali al vaglio della Procura di Bologna. “Tutti insieme- dichiarano i capigruppo- stiamo predisponendo una risposta tecnico-giuridica, in uno spirito sereno e collaborativo con l’autorità di controllo per rendere le delucidazioni che ci sono state richieste, nella consapevolezza del fatto che abbiamo sempre operato nel rispetto delle normative e dei regolamenti regionali, con la validazione contabile da parte del comitato tecnico per il controllo del rendiconto, formato da professionisti esterni all’ente”.

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