Interviste a pagamento in Tv. Le Corte dei Conti condanna i politici

Bologna 10 ott.- Sono sette gli ex capigruppo dei partiti in Regione ad essere stati condannati dalla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna a risarcire viale Aldo Moro per l’utilizzo indebito dei fondi assegnati ai gruppi e utilizzati anche per interviste a pagamento in tv. Sono Marco Monari del Pd, Luigi Villani di Fi, Gian Guido Naldi di Sel, Roberto Sconciaforni della Federazione della Sinistra, Silvia Noè ex Udc e Andrea Defranceschi per il M5S.

La cifra più alta è quella attribuita alla Lega Nord: al capogruppo Manfredini, scomparso oggi, sono stati attribuiti 70.290 euro per le spese di 2010, 2011 e 2012. Monari, che diede le dimissioni da capogruppo Pd dopo che uscì la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta per peculato della Procura di Bologna, è condannato invece a saldare 15.691 euro sui tre anni. Seguono Noé (14.431 per 2011 e 2012), Naldi (13.210 euro sui tre anni), Sconciaforni (11.193 euro sui tre anni), Defranceschi (7.656 euro sui tre anni); infine condanna a pagare 1.000 euro per il 2011 per l’ex capogruppo Pdl Villani. Tutti sono anche condannati a pagare le spese di giudizio.

Secondo la Corte dei Conti le spese per l’acquisto di spazi di comunicazione politica “risultano essere palesemente contra legem, in quanto l’ordinamento ha tipizzato, nella veste del messaggio politico autogestito, l’unica forma possibile di cessione a titolo oneroso di spazi di comunicazione politica sulle emittenti locali, escludendo e vietando la cessione a titolo oneroso di spazi di informazione, in quanto la stessa risulterebbe in evidente contrasto con i principi posti a tutela del pluralismo dell’informazione, primo fra tutti quello della parità di trattamento”.

I sette capigruppo hanno fatto sapere attraverso il loro avvocato Antonio Carullo che ricorreranno in appello contro il pronunciamento della Corte dei Conti. “La sentenza è apodittica e immotivata – ha spiegato Carullo – con una parziale ricostruzione dei fatti e una ricostruzione in diritto che lascia quanto meno stupiti”. Carullo rivela che il Corecom, il comitato regionale per le comunicazioni dell’Emilia Romagna che ha funzioni di controllo, aveva dato parere positivo all’archiviazione del caso. I capigruppo si fanno scudo delle recenti sentenze della Corte Costituzionale e delle sezioni riunite della Corte dei Conti che, in altri procedimenti, hanno dato ragione ai capigruppo dopo l’iniziale condanna della magistratura contabile dell’Emilia Romagna. In particolare la Consulta ha stabilito che i capigruppo non sono agenti contabili e che il loro operato non può essere riferito alla normativa statale sulla gestione del denaro pubblico ma che  la gestione dei fondi assegnati ai partiti debba essere verificata quanto al rispetto delle norme fissate dalla Regione e dall’assemblea legislativa e in tutti questi anni il bilancio regionale  sempre stato dichiarato regolare e promosso dalla Corte dei Conti.

Il caso delle interviste a pagamento era scoppiato nell’agosto del 2012, si trattava di comparsate televisive sulle emittenti locali che venivano realizzate senza contraddittorio e che non riportavano nessun avvertimento al telespettatore sul fatto che erano pagate.

 

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