4 mag. – Sono inferiori del 35% rispetto a quello degli altri manager sul mercato, per questo la vicesindaco Silvia Giannini difende i compensi dei vertici di Hera. Alcuni sindaci dei comuni della Provincia, durante l’ultimo consiglio di amministrazione, avevano chiesto ai vertici di Hera un “bel gesto di sobrietà“, riducendosi le indennità, ma Palazzo d’Accursio si è espresso a favore dello status quo, determinando il voto. Compensi inferiori al mercato, quindi, ma comunque superiori alle aziende pubbliche perché Hera è una società quotata e quindi non rientra nella disciplina prevista per i compensi dei manager pubblici e degli amministratori delle società partecipate.
Al question time il chiarimento della vicesindaco: il compenso fissato per il presidente di Hera Tommaso Tomasi di Vignano e per l’ad Maurizio Chiarini “non ha subito incrementi ed è fermo dal 2008: 350.000 euro lordi l’anno” a cui va aggiunta l’indennità variabile anch’essa ferma dal 2008. Giannini, che nell’estate scorsa chiedeva di ridurre gli stipendi a tutto il Cda della multiutility specifica che bisogna “fare differenza tra amministratori con compiti esecutivi e no”.

