24 ott. – Zoia Veronesi, la storica segretaria di Pierluigi Bersani, è indagata dalla Procura di Bologna con l’accusa di truffa ai danni di un ente pubblico. I magistrati bolognesi le hanno inviato un paio di settimane fa un avviso di garanzia convocandola per un interrogatorio. Secondo l’accusa dei pm, Veronesi venne distaccata a Roma dalla Regione, di cui era dipendente, con l’incarico di intrattenere rapporti con il Parlamento: rimase nella Capitale poco meno di un anno e mezzo, ma dell’attività svolta per conto della Regione non è stata trovata alcuna traccia.
Secondo l’accusa della Procura, Veronesi continuò a percepire lo stipendio dalla Regione anche se in realtà non svolgeva alcuna attività per conto dell’ente. L’indagine, è partita da un esposto presentato nel 2010 dal deputato di Futuro e Libertà, Enzo Raisi, che aveva segnalato agli inquirenti il fatto che Veronesi, storica segretaria di Bersani, continuasse a essere pagata dalla Regione nonostante stesse a Roma a lavorare per Bersani. Veronesi ora non è più dipendente della Regione ma è stata assunta dal Partito Democratico.
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Secondo il difensore di Veronesi, l’avvocato Paolo Trombetti, la sua assistita “andava a Roma tre giorni alla settimana per svolgere l’incarico affidatole dalla Regione, ho le prove”. Il legale ribadisce la correttezza della segretaria di Bersani: “E’ una persona corretta, questa storia non c’è proprio”, giura Trombetti.
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