26 ott. – Gabriele Martini e Daniele Boscolo sono stati assolti dal Tribunale di Bologna “perché il
fatto non costituisce reato“. Per il macchinista e il capotreno dell’interregionale 11432 che il 30 settembre 2003 proveniva da Porretta, era diretto a Bologna e si schiantò su un muro del binario di ricovero della stazione Casalecchio-Garibaldi dove era stato deviato dopo aver passato un semaforo giallo, il Pm
Morena Plazzi aveva chiesto la pena di tre anni di reclusione. Gli imputati rispondevano di disastro colposo e omicidio colposo. Nell’incidente rimasero ferite oltre 150 persone, tra cui il macchinista stesso, e una di queste, il pensionato torinese Domenico Gilli di 76 anni, morì tre giorni dopo.
Il macchinista si era sempre difeso sostenendo di avere avuto con certezza la segnalazione di via libera
prima con semaforo giallo e poi a luce verde alla fermata di Casalecchio di Reno, e di avere in tal senso impostato la velocità.
Secondo i consulenti degli imputati, Roberto de Paolis, Eugenio Sarti e Alfonso Micucci, le indagini tecniche erano state parziali e non avevano esaminato le parti periferiche di un impianto di nuova costruzione. La difesa di Martini ha poi portato davanti al tribunale testimoni, macchinisti e capotreni, che proprio sulla
tratta Porretta-Bologna allo stesso semaforo avevano avuto segnalazioni semaforiche non corrispondenti al segnale successivo e avevano dovuto attuare interventi d’emergenza.
Nel processo è emerso che su quella linea il treno viaggiava senza alcuna disposizione di sicurezza, né la
cosiddetta “ripetizione segnali” in cabina, che preannuncia il colore dei segnali che il treno e il macchinista incontrano, né il sistema Scmt (sistema di controllo della marcia del treno), che in caso di
errore umano (ma anche di malore del conducente) provoca l’arresto del treno.

