Inchiesta Civis. Monzali (Atc) riascoltato dai pm: non andava bene fin dall’inizio

31 mag. – Il Civis non andava bene fin dall’inizio. Già nel 2005, quando il prototipo non era ancora stato ultimato, Atc aveva elencato 43 elementi che andavano corretti (due dei quali sono rimasti in ballo ancora oggi, ovvero il problema della visibilità degli autisti e degli specchietti retrovisori). Fu proprio questa serie di obiezioni a convincere il direttore dei lavori, l’ingegnere di Atc Fabio Monzali, a rifiutare la presa in consegna dei tram Civis. Il verbale di non accettazione risale al giugno 2005 e, nonostante Irisbus abbia proposto soluzioni e rimedi per la maggior parte delle contestazioni mosse da Atc, la situazione non è stata risolta. Lo ha detto lo stesso ingegner Monzali, ascoltato nuovamente in Procura tra ieri e oggi dal pm Antonello Gustapane.

Le prime contestazioni al Civis, ha spiegato Monzali ai cronisti all’uscita dalla Procura, partirono nel febbraio 2005, quando il primo prototipo non era ancora stato finito ed era in via di ultimazione nel deposito di Rortais, in Francia, dove i lavori di costruzione erano partiti nel novembre 2004. Monzali andò in Francia per studiare il prototipo e, proprio alla luce dell’ispezione, stilò un ordine di servizio pieno di obiezioni. Documento che fu poi inviato ad Irisbus. La ditta costruttrice ha rimediato a 41 obiezioni che, ha spiegato Monzali, “sono state ricondotte a normativa”.

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