30 mar. – Secondo i sindacati, a Bologna ha partecipato il 90% dei lavoratori, nonostante le presunte minacce di provvedimenti disciplinari ricevute dall’azienda. Stamattina sono entrati in una trentina in Consiglio comunale, per chiedere un incontro con un rappresentante della giunta, dato che il Comune di Bologna controlla il 20% del gruppo AFM, per il resto in mano alla multinazionale Admenta.
I dipendenti delle ex farmacie comunali oggi hanno aderito allo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale, scaduto da 15 mesi, ma a Bologna c’era un motivo in più per protestare: la disdetta del contratto integrativo, fatta dall’azienda nel 2010. La vicesindaco Silvia Giannini ha assicurato ai rappresentanti sindacali che l’incontro dell’amministrazione con Admenta è già in agenda e che proverà ad anticiparlo.
Alcune lavoratrici presenti al presidio sotto Palazzo D’Accursio hanno raccontato di aver ricevuto per telefono minacce di provvedimenti disciplinari per abbandono del posto di lavoro o minacce di cambio di sede, in caso di adesione allo sciopero.
Sono 280 i dipendenti bolognesi, di cui 180 lavorano in magazzino, gli altri in 38 punti vendita. Secondo i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, la protesta di oggi vuole difendere non solo i posti di lavoro ma anche l’idea di farmacia pubblica.

