23 mar. – A quasi otto anni di distanza da via dei Terribilia in città si sono susseguiti una serie di inquietanti episodi. Bombe, bombette, petardoni e ordigni esplosivi di varia natura sono deflagrati qua e là in città, il più delle volte senza rivendicazione, e soprattutto senza che si sia riusciti mai ad identificare precisamente i responsabili, né tantomeno a condannarli. Tentiamo di fare una parziale cronologia degli eventi.
– Luglio 2001, a pochi giorni dalle giornate di Genova e del G8, venne ritrovato un ordigno in via dei Terribilia, a pochi passi da Prefettura, Questura e Comune. Arriva una rivendicazione con una sigla nuova: Cooperativa artigiana fuoco e affini.
– 30 marzo 2003. Un ordigno davanti alla sede IBM di Casalecchio.
– Dicembre 2003. La notte del 21 dicembre prendono fuoco a causa di un paio di ordigni due cassonetti posti a pochi metri dalla casa di Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione europea. Qualche giorno dopo (il 27 dicembre) sempre a casa di Prodi arriva un pacco esplosivo che deflagra senza ferire il professore.
– 8 giugno 2004. Un ordigno deflagra durante il comizio di Gianfranco Fini, allora vicepremier, in Piazza Maggiore
– 23 marzo 2005. Ordigno esplosivo contro la sede di Alternativa sociale in via Beolco.
– Novembre 2005. Pacco bomba al sindaco Cofferati (vedi articolo Repubblica) rivendicato dallla FAI (Federazione anarchica informale)
– 10 Maggio 2007. Due ordigni esplosivi contro due agenzie interinali: la “Trenk Walder” e la Kelly Services.
– 10 novembre 2008. Ordigni incendiari (molotov) contro bancomat in tre filiali dell’Unicredit.
– 16 dicembre 2008. Ordigno esplosivo contro l’ufficio notificazioni e protesti della corte d’Appello.
– 20 dicembre 2008. «La strategia della bombetta. Un ordigno esplode davanti all’Unicredit».
– 13 gennaio 2009. «Un’altra “bombetta” contro l’Unicredit».
– 21 gennaio 2009. «Incendio doloso al tribunale di sorveglianza».
I sospetti per una parte consistente di questi episodi sono ricaduti sull’area anarco-insurrezionalista. Per i servizi segreti del nostro paese si tratta di un’area di 250-300 persone sparse in tutta Italia, in attività più o meno continuativamente dalla seconda metà degli ’80. Non si ha a che fare però con un’area strutturata e articolata secondo precise linee organizzative, ma di una sorta di spontaneismo coordinato. Al momento però solo sette persone sono risultate indagate per la bomba di via dei Terribilia. Come mai però per così tanti fatti non si sono quasi mai trovati i colpevoli?
A questo proposito sentiamo l’opinione di Gigi Marcucci, giornalista dell’Unità Bologna

