2 ago.- La storia di Faith è quella di tante altre donne venute in Italia per una vita migliore e poi sfruttate, diventate vittime di violenza, rinchiuse e rimpatriate. Per dire basta alle politiche dei respingimenti, a quello che definiscono “razzismo istituzionale“, ai centri di identificazione ed espulsione “usati come lager“, un’ottantina di manifestanti sotto la sigla “Mai più schiave” ha presidiato dalle 12 piazza Roosevelt. Con un megafono hanno denunciato le politiche dell’immigrazione che costringono donne straniere, anche istruite, a lavorare “come delle serve, in condizioni inaccettabili, sfruttate”, senza che siano garantiti i loro diritti. Non sono solo le donne straniere ad essere sfruttate, anche gli uomini che lavorano nei cantieri, ma “per le donne la situazione è più difficile, perché sono spesso vittime di violenza sessuale da parte dei datori di lavoro o degli uomini che gestiscono la tratta da altri paesi. Assieme a Faith è stata ricordata un’altra donna immigrata, senegalese e madre di sei figli, Ngom, arrivata in Italia dodici anni fa dopo esser fuggita da un marito violento. Ngom è da qualche giorno rinchiusa nel Cie di Bologna in attesa che un giudice di pace decida se accettare il ricorso contro l’espulsione o eseguire gli ordini della questura di La Spezia e rimandarla in Senegal dal marito-aguzzino.
